di Riccardo Cannavale
Un punto d’osservazione privilegiato. E’ quello di un giovane che di professione fa il giornalista e che da un anno, insieme ad altri giovani, ha accettato la scommessa di dar vita ad un settimanale.Direttore Picariello, cosa l’ha spinta a lanciarsi in questa iniziativa editoriale?
“L’esperienza di “Tabloid” è nata dalla consapevolezza che, in questa città, mancasse un organo settimanale che facesse opinione, approfondimento, analisi dei fatti. L’entusiasmo di un editore, Mauro Mastroberardino, che ha mostrato di credere nel progetto presentato dalla Maxita, società che si occupa di comunicazione, ha fatto il resto”.
Qualcuno ha detto che Tabloid è nato esclusivamente per essere una voce contro.
“Niente di più falso. Il nostro messaggio è che la comunicazione può essere globale senza dover fare la guerra a nessuno. Abbiamo una speranza, che forse è un’utopia: creare una classe giornalistica nuova”.
Gli argomenti per riempire un giornale, in questa provincia, non mancano. Qual è, secondo lei, l’emergenza del momento?
“Il dato più allarmante è sicuramente quello dell’emigrazione dei cervelli di questa terra. L’andare via dei giovani è la più logica conseguenza della totale assenza di incentivi all’occupazione. Il problema, secondo me, è che lasciano questa terra le persone sbagliate: sono i colpevoli di questa situazione che dovrebbero abbandonare la provincia di Avellino”.
L’immobilismo di questa provincia, a suo modo di vedere, è solo “colpa” della politica o ha anche altri responsabili?
“Da quando negli anni ’90 ci fu l’esperienza dell’occupazione del centro sociale, si è registrato un appiattimento totale. Non mi sembra di vedere movimenti culturali, sociali, politici in grado di esprimere idee, di animare dibattiti. La responsabilità, certo, è di quei politici che hanno voluto questa situazione, ma anche dei giovani che o accettano supinamente ciò che viene loro imposto o se ne fregano altamente rimanendo alla finestra, salvo poi tirare fuori l’alibi che in questa città non si fa mai niente. In questo momento sarebbe opportuna una nuova “Primavera avellinese”: i giovani tornino a far sentire la propria voce!”
E i giornalisti?
“La classe giornalistica locale non è immune da responsabilità per quanto accaduto nella nostra provincia. Fino a dieci anni fa giornalismo e potere viaggiavano a braccetto. Anche chi oggi, dalle colonne dei giornali, si erge a moralista ha fatto parte del sistema. E trovo profondamente immorale chi oggi fa il tribuno solo per difendere degli interessi propri”.
Cosa ne pensa del proliferare di “colleghi” che si è registrato negli ultimi anni?
“Ci vuole una selezione, non è possibile che chiunque acceda alla professione senza un’adeguata formazione e senza sottoporsi mai a corsi di aggiornamento. Avellino è una delle poche città italiane in cui la figura del giornalista, tra i cittadini, ha una scarsa considerazione”.
L’Irpinia, secondo lei, potrà mai diventare sinonimo di turismo?
“Il turismo può rappresentare un’ancora di salvezza per il futuro economico ed occupazionale dell’Irpinia. Non aver compreso ciò per tempo rappresenta un grave errore. Ancora oggi, però, non vedo una vera politica del turismo. Ritengo che occorra creare un sistema, che coinvolga tutti gli operatori e gli enti, dalla Provincia all’ultima delle pro-loco. L’Ept, è sotto gli occhi di tutti, è solo un baraccone inutile, per non parlare dell’operato dell’assessore provinciale al Turismo, che si è contraddistinto, finora, per il suo assoluto immobilismo”.
*intervista raccolta nel 2005
Alfredo Picariello nato ad Avellino il 23 giugno 1969, è giornalista professionista dal 2002. A partire dal 1990, ha collaborato con il settimanale irpino Dossier e con i quotidiani Il Mattino e Otto Pagine.
Già direttore di 2000 Economia vanta esperienze anche nel mondo delle televisioni locali avellinesi (Canale 58 e ET Campania).
Alfredo Picariello è stato direttore direttore di “Tabloid”, attualmente è redattore del quotidiano Buongiorno Irpinia diretto da Franco Genzale.