di Boris Ambrosone
Dieci
anni ma non li dimostra, o forse ne dimostra più di quelli che ha, per
l’esperienza, l’amore e le sensazioni, oltre ai sapori ed ai profumi
che sprigionano le bottiglie del nettare d’uva della cantina "Dedicato
a Marianna". Il 2006 saranno dieci anni, da quando Ciriaco Coscia, imprenditore
vitivinicolo irpino, stappò la prima bottiglia e per l’occasione, l’azienda
prenderà posto tra i vigneti, in una zona diversa dell’Irpinia, da quella
dove ora è situata.
Dedicato a Marianna, racchiude in se il senso della sfida e quello della
Rivoluzione. Marianna personaggio storico transalpino degli anni che
cambiarono il mondo occidentale è il nome che rappresenta la sfida ai
vini francesi, quelli che nel mondo – come afferma Ciriaco Coscia –
fanno ancora la parte del leone.
Come è cambiata l'industria del vino in provincia di Avellino negli
ultimi anni ?
Prima di tutto va detto che è cambiata molto. Si pensi alla vendemmia
del 2005. Per certi versi molto difficile per le condizioni climatiche
non certo favorevoli. Molti produttori si lamentano ed invece in queste
circostanze che si può fare la differenza
Ci sono stati momenti di difficoltà per la sua azienda?
Molti, nella fase iniziale, dovuti all’inesperienza, ad alcune scelte
sbagliate. Legate anche alla difficoltà di trovare sul mercato locale
professionalità e competenze, oltre a quelle legate proprio al mercato.
Negli ultimi anni, diciamo negli ultimi 5-10 anni, non c’è stata nessuna
zona d’Italia e d’Europa dove la produzione di uva e vino sia stata
incrementata come in Irpinia, ma di fronte a questo dato, la produzione
è ancora largamente insufficiente. Faccio un esempio. Se ogni abitante
della sola regione Campania volesse acquistare una bottiglia di Docg
irpino in un anno, le bottiglie prodotte non basterebbero a soddisfare
le esigenze dei consumatori. Di contro, però, risulta ancora difficile
penetrare con l’immagine dei nostri Docg nel mercato nazionale e mondiale.
Quali sono i numeri di Marianna attualmente?
23 ettari di coltivazioni a vite, tra terreni di proprietà e dove acquistiamo
le uve ed una produzione di 250 mila bottiglie.
Quale immagina sia l’evoluzione
del settore?
Quello
locale è caratterizzato da un forte individualismo, e diversamente da
quanto si pensa, manifestato soprattutto dalle piccole realtà, che credono
che rimanendo da sole possano “rubare" qualche striscia di mercato agli
altri. Che non esista una cantina sociale è un fatto che ritengo positivo
per salvaguardare l’alta qualità del prodotto, mi preoccupa invece che
il consorzio dei produttori non riesca a decollare, dopo la creazione.
Per quanto ci riguarda le offro semplici valutazioni. Noi siamo particolarmente
forti nel centro e nel nord Italia, meno in Campania.
E' solo un problema del
mercato ?
Sicuramente ci sono degli errori nella proposizione della nostra
immagine sul territorio, ma è un aspetto che non riguarda solo noi.
La creazione di un marchio forte del vino irpino consentirebbe di penetrare
maggiormente nel mondo della ristorazione, uno dei nostri principali
mercati, e ciò non significherebbe fare il gioco dei grandi produttori,
perché i ristoratori hanno la necessità di cambiare, ci sarebbe spazio
per tutti, con la garanzia di mantenere alti gli standard di qualità.
Si ricordi quanto accaduto per il settore della pasta, ogni comune irpino
aveva il suo pastificio, poi la produzione è stata standardizzata ed
è finita nelle mani di pochi imprenditori. Anche in situazioni di vendemmia
difficile sono gli imprenditori veri che vengono fuori. Una sorta di
selezione naturale del mercato.
E’ preoccupato dell’idea che i Cinesi possano copiare il nostro vino?
Ci preoccupiamo delle sciocchezze. Dovremmo pensare ad altro guardando
alla Cina, dove ci sono ricchi pari a quattro volte il numero di tutti
gli italiani che rappresentano un mercato invidiabile. In Nord America,
il 10% della popolazione ha origini italiane, è particolarmente attenta
ai nostri prodotti, ma i Francesi inviano in nord America un miliardo
di bottiglie all’anno di vino Bourdeau di diverso prezzo, il Chianti,
per fare un esempio, solo 100 mila pezzi.
Quindi ?
Occorre vedere la Cina come
mercato per i nostri vini, non come concorrente. Non sono d’accordo
con l’idea che il nostro vitigno vada protetto a tutti i costi. I francesi
hanno la capacità di sperimentare e di sostenere nel tempo i vitigni
migliori.
Turismo e vino, un binomio che sta prendendo piede, lei crede che
possa essere una strada percorribile?
E’ una fetta di mercato piccola, piccolissima, ma che esiste. Purtroppo
trattiamo male i turisti, non solo in Irpinia, anche nelle zone più
rinomate. Se non fosse per il panorama naturalistico e per i tesori
di cui dispone la Campania, noi saremmo costretti a pagarli i turisti.
Credo, però, che il binomio vino e territorio vada sostenuto
Cosa si prepara per il decimo compleanno dell'Azienda ?
Noi di Dedicato a Marianna, oltre al vino vogliamo offrire una sensazione, una immagine del territorio, evocare più che presentare, per questo intendiamo anche trasferire l’azienda tra i vigneti ed inaugurare per il 2006, decimo compleanno dell’azienda, una struttura che sappia dare ospitalità, che sappia offrire un miglior rapporto con il territorio, non disdegnando nemmeno le innovazioni tecnologiche che sono parte integrante di questo settore.
Ciriaco Coscia da dieci anni imprenditore, 53 anni, sposato e con una figlia, ha un passato da sindacalista, poi la passione per il vino, lo ha rapito del tutto, soprattutto quello irpino.