22 febbraio 2012

Franco Genzale

Intervista al direttore editoriale di Buongiorno Irpinia

di Boris Ambrosone

Un buon giudizio sull’amministrazione provinciale e del comune capoluogo, negativo sugli altri enti locali. Franco Genzale, direttore editoriale del quotidiano Ottopagine, offre la sua chiave di lettura su politica, attualità e sviluppo in chiave Irpina.

Il suo giudizio sull’amministrazione comunale di Avellino?

Non male. Sono stati messi in cantiere progetti importanti, bisognare dare il tempo necessario per vederne la realizzazione. Probabilmente, proprio per la realizzazione dobbiamo essere pronti a sopportare qualche disagio, ma ciò sarà opportuno per arrivare ad avere una città vivibile che non c’è ancora. Però l’idea progettuale dell’amministrazione Di Nunno prima, e il rafforzamento di quella idea con l’amministrazione Galasso ora, lasciano ben sperare che nei prossimi anni, Avellino possa diventare una cittadina attestata su livelli alti di qualità della vita.

Dunque lei crede che ci sia continuità tra l’amministrazione di Giuseppe Galasso e quella di Antonio Di Nunno?

Non bisogna essere ipocriti. L’amministrazione Galasso è contigua per strategia di interventi alla precedente amministrazione e rappresenta una continuità. Sia rispetto al Puc che ad altre scelte strategiche per lo sviluppo di Avellino, dove non mi sembra ci siano stati cambiamenti di indirizzo. Probabilmente, l’amministrazione Galasso avvalendosi di maggiore collaborazione tra i rappresentanti della giunta, potrebbe avere un percorso più agevole.

E cosa pensa dell’amministrazione provinciale?

Ho un giudizio positivo. Anche in questo caso non vedo discontinuità rispetto a Maselli. La Provincia sta esercitando con intelligenza le deleghe di cui dispone. Se non ci fossero stati e continuassero ad esserci frizioni politiche, soprattutto da parte della Margherita, avremmo certamente livelli più alti di efficienza amministrativa.

E della presidente Alberta De Simone che giudizio ha?

Il giudizio positivo sulla presidente nasce dalla constatazione dello sforzo che sta facendo per ricondurre all’unità i tanti frammentari progetti di sviluppo che i diversi enti locali hanno ipotizzato, nella sua consapevolezza che solo attraverso un disegno unitario dello sviluppo del territorio e possibile ottimizzare le risorse che abbiamo a disposizione per raggiungere gli obiettivi senza sprechi.

Quale ritiene siano le emergenze dell’Irpinia?

Partiamo dalla città. La prima è una emergenza di carattere sociale. Manca ancora una strategia di integrazione delle diverse fasce sociali della città e manca una disciplina dell’integrazione degli immigrati. Se non si provvede subito ad affrontare e risolvere questi due problemi, avremo nei prossimi anni un aumento della conflittualità pari a quella che si registra oggi nelle grandi città.

La seconda emergenza per la città di Avellino?

Quella culturale. Determinata dall’incapacità di utilizzare gli strumenti della cultura e gli stessi beni culturali di cui dispone Avellino, per stimolare ed elevare il dibattito, non solo in ambito politico ma allo stesso tempo in ambito sociale. L’assessore Iermano, con le piccole cose fatte nel centro storico ha dimostrato che la “partita culturale” può dare risultati straordinariamente postivi anche in termini di ricaduta economica.

E le emergenze della provincia?

Prima fra tutte la criminalità. Per troppo tempo, dopo aver alzato un muro di popolo contro la camorra, ci siamo illusi che la delinquenza organizzata fosse scomparsa dalle nostre zone. I segnali delle ultime settimane (gli attentati a ripetizione e le intimidazioni registrate in Irpinia nell’autunno del 2005 ndr) dimostrano che la criminalità è viva e vegeta e che in mancanza di provvedimenti e mobilitazione istituzionale, può addirittura superare i livelli degli anni passati anche perché oggi, troverebbe terreno più fertile nella presenza sbiadita della politica e nel disagio generale determinato dalla precarietà del lavoro in larghissima parte della popolazione.

L’altra emergenza dell’Irpinia?

Lo sviluppo certamente. Per anni le categorie produttive irpine sono sempre state in silenzio, non ne hanno mai parlato. Oggi la denuncia costante ed i toni dell’allarme testimoniano l’esistenza dell’emergenza sviluppo, determinata dalla lentezza e dall’attività scoordinata degli enti locali. Ma c’è anche una terza emergenza in certi versi legata o forse base di partenza.

Quale?

Il deficit di democrazia negli enti locali e di controllo sull’operato degli amministratori, dopo la legge sull’elezione diretta dei sindaci e degli amministratori. Prima c’era il Coreco che consentiva ai consiglieri comunali di esercitare il controllo, ora il Tar e la Procura costringono chi vuole vederci chiaro, a sborsare quattrini. I consigli comunali di molti comuni si riuniscono tre volte l’anno, per i due bilanci e qualche seduta per casi specifici. Nelle amministrazioni comunali è diffusissima l’abitudine di spadroneggiare, di fare ciò che si vuole. E’ aumentato il fenomeno del clientelismo, indipendentemente dal colore politico. C’è un allarme significativo, dunque, rispetto alla crescita democratica delle nostre comunità.

Prima lo facevano i partiti, poi la stagione dei sindaci ha modificato l’asse, evidentemente, i partiti possono porre rimedio?

E’ una domanda che mi faccio e faccio ai partiti. Sono in grado di limitarsi alla raccolta del consenso o c’è il rischio di un ritorno della partitocrazia? Riusciranno a non interferire con l’istituzione? Il punto è proprio questo. Dopo una prima fase di delegittimazione ora gli schieramento politici cercano di riappropriarsi di certe funzioni. Si è passati dal primato dei partiti all’autonomia anarchica dei sindaci.

Può svolgere l’informazione locale un ruolo di controllo?

L’informazione locale già assolve a questo ruolo. Non si limita solo ad informare ma supplisce a questo calo di controllo democratico e al dibattito politico. La vera opposizione in Irpinia la fa l’informazione locale.

Non ci sono pressioni politiche sull’informazione locale?

Le pressioni ci sono, come prima e forse più di prima, così come le lobby. Ma ritengo che nell’insieme l’informazione locale è ben attrezzata a svolgere questo compito. La pluralità delle testate presenti in Irpinia, inoltre, garantisce che queste esercitino un reciproco controllo. E vi è pluralità anche all’interno della stessa testata, al di là delle faziosità dei singoli, anche perché oggi, il lettore o lo spettatore riesce ad operare un discrimine. In Irpinia ci sono professionalità nella categoria giornalistica diffuse e molto elevate. Sono poche, le realtà in Italia, così ben attrezzate dal punto di vista dell’informazione.

Eppure qualche editore irpino intervistato da Agendaonline non la pensa come lei?

Io dico che forse tra gli editori non tutti sono attrezzati per svolgere il compito nel migliore dei modi. Ci sono forme intollerabili di sfruttamento dei giovani giornalisti. E’ evidente che la qualità dell’informazione locale può raggiungere livelli alti se tutto il sistema si attrezza per valorizzare e salvaguardare la dignità professionale dei giovani giornalisti. Come dire, i giornalisti vanno pagati, anche i giovani giornalisti devono sentirsi garantiti.

Secondo lei, il terremoto in Irpinia, con i suoi effetti è ormai finito?

Credo fermamente, perché sono documentato, che la ricostruzione sia terminata. Anzi abbia prodotto effetti superiori ai danni legati al sisma. Abbiamo un patrimonio edilizio di altissimo livello qualitativo, ci sono più case di quante occorrono. Il territorio è stato “bonificato”. Possiamo affrontare, facendo gli scongiuri, un’altra eventualità sismica. Purtroppo continua un terremoto che produce effetti devastanti nel tessuto sociale. Sono aumentati gli egoismi, gli individualismi, viene meno il concetto della solidarietà come fatto culturale. Su questo la politica ha fallito. Sul piano della ricostruzione ha fatto cose molto positive, per lo sviluppo economico ed industriale, ma non è stata in grado di canalizzare la rinascita sociale. Ha esasperato il senso del diritto di ognuno, senza far crescere il senso del dovere.

Perchéha scelto lo pseudonimo di una donna “Mila Martinetti” per le “sue” siringhe sul quotidiano Ottopagine?

Perché una siringa fatta da una donna può essere più piacevole.

Un po’ troppo da vernacoliere la sua siringa, non trova?

Se si riferisce alle parolacce, credo che l’uso parsimonioso sia consentito. E poi è un breve corsivo con ambizioni satiriche. Non criminalizzarlo

Per finire la domanda che è anche il tema della nostra iniziativa: Avellino, quale futuro?

O siamo in grado di utilizzare le risorse culturali in ogni senso, umane, ambientali, per migliorare l’azione della politica oppure nel dinamismo confuso che si registra nel Mezzogiorno siamo destinati a soccombere. Non possiamo rincorrere l’obiettivo di qualche posto di lavoro in più o la crescita del reddito individuale. Dobbiamo puntare ad avere un futuro più vivibile, ad elevare la qualità della nostra presenza nel sistema istituzionale e imprenditoriale campano e del Sud Italia. E’ necessario che “l’audacia del popolo irpino” debba puntare a valorizzare la sua presenza.