di Riccardo Cannavale
In politica da oltre trenta anni, Franco D’Ercole è stato da sempre fedele alla destra. Prima esponente di spicco del Movimento Sociale Italiano, poi l’adesione ad Alleanza Nazionale dopo la svolta di Fiuggi. Voce da sempre critica circa le vicende politiche della provincia di Avellino, è oggi il capogruppo del suo partito in seno al consiglio regionale della Campania.
Quale ritiene sia l’emergenza più importante in questo momento in provincia di Avellino?
Senz’altro la mancanza di lavoro. Questa situazione mette a disagio molte famiglie. Questo è un argomento in cui la sensibilità dovrebbe essere massima ed invece non sempre è così. Io mi sono sempre adoperato per elaborare progetti e fornire contributi che potessero migliorare tale situazione. Purtroppo debbo constatare che in Irpinia esiste ancora un sistema di potere che controlla ogni azione a fini clientelari e di parte. E’ una condizione frustrante per chi la subisce: la politicizzazione, o meglio, la personalizzazione del lavoro impedisce lo sviluppo.
Però ultimamente anche gli investimenti si sono ridotti drasticamente.
Anche in questo caso credo che il discorso non sia molto differente da quello precedente. Negli anni si è lavorato per poter offrire un mercato agli investimenti, creando aree di intervento, ma troppo spesso la volontà di chi decide di investire in Irpinia deve passare al vaglio di trafile non istituzionali, vale a dire le segreterie dei partiti. Tutto ciò distoglie quegli imprenditori che in altre parti del Paese, dove vigono le stesse leggi, non sono abituati a tali iter.
Al di là dell’aspetto meramente politico, cosa si dovrebbe fare per invogliare gli imprenditori del nord ad investire in Irpinia?
Ridurre la burocrazia ed eliminare tanti passaggi inutili. Gli imprenditori dovrebbero avere un soggetto unico cui rivolgersi. Invece così non accade: ogni ente vuol dire la sua, chiede la produzione di documenti, certificati che, dopo un po’, stancano l’imprenditore che decide di rivolgersi altrove. Faccio un esempio: l’Irlanda fino a qualche anno fa era una nazione che aveva problemi ben più gravi di quelli dell’Italia meridionale. Grazie ad un’azione di sburocratizzazione è riuscita ad attrarre capitali dall’estero.
Onorevole D’Ercole, ritiene che in provincia di Avellino la criminalità possa costituire un freno allo sviluppo?
La nostra provincia per fortuna non tocca picchi elevati come accade in altre province della regione Campania. Anche se, va detto, non tutti conoscono la differenza che esiste tra le diverse zone della regione, per cui ci sono casi in cui qualcuno equipara la parola Campania a camorra. Noi sappiamo che non è così. Faccio un esempio: una volta ero relatore ad un convegno a Torino insieme all’allora sindaco di Trieste, Riccardo Illy. Nel suo intervento disse che in Campania non si investiva perché c’era la criminalità. Gli feci notare che non poteva generalizzare: lui asserì di non conoscere la differenza che esisteva tra Avellino e Napoli. Ecco cosa ci penalizza: il fatto di non essere riusciti a far capire che il sud non è tutto uguale.
Capitolo rifiuti. Siamo di nuovo in emergenza, cosa ne pensa?
Ormai non credo si possa parlare più di emergenza che è tale solo quando è un fatto eccezionale. Diciamo che viviamo una situazione di “normale” degrado. Assistiamo alla totale incapacità di chi governa il territorio di gestire la situazione, che non è irrisolvibile. Il punto è che manca il coraggio di fare delle scelte e chi ci guadagna è solo la camorra che, come tutti sanno e dicono, fa affari con i rifiuti.
Qual è il suo giudizio sull’operato della Procura di Avellino?
Di profonda delusione. Sono anni che non si apre un’indagine sulla pubblica amministrazione eppure l’attività della Procura dovrebbe essere da monito alle pubbliche amministrazioni. Questo non significa che da noi esistono degli amministratori furfanti ma ogni tanto la Procura dovrebbe anche verificare le attività, altrimenti accade che tutti si sentono indenni e autorizzati ad operare arbitrariamente. Posso assicurare che, negli ultimi tre anni, ho presentato diverse denunce circostanziate alla Procura della Repubblica, con tanto di nomi e cognomi, ma non ho mai ricevuto alcuna risposta. Purtroppo il Procuratore non interviene ed i sostituti ormai si limitano a svolgere il ruolo di impiegato, mettendo qualche timbro qua e là e poco di più.
Lei è da anni protagonista della politica locale, conducendo la sua battaglia da destra. Però in Irpinia il centrodestra, nonostante per anni sia stato al governo centrale, non riesce a decollare. Come mai?
In provincia di Avellino si è instaurato un sistema di potere che si regge sul ricatto. Il centro sinistra ormai ha penetrato ogni settore, sia pubblico che privato. Da noi un giovane anche per iscriversi al centro per l’impiego deve avere la tessera della Margherita, dei Ds o dell’Udeur! E’ chiaro che in un sistema siffatto, dove si avanza solo in base all’appartenenza partitica, chi come noi di Alleanza Nazionale ha altri valori cui si ispira, trova difficoltà a sfondare. Perché ormai questo sistema clientelare si è radicato nel dna dei cittadini. Dobbiamo continuare a far leva sul voto di opinione, su quello di chi si sente vessato da tale sistema ed è pronto ad alzare la testa. Puntiamo sulla speranza, che può rappresentare la molla per instaurare un sistema più democratico e giusto.
Franco D'Ercole, è nato a Misurata, in Libia, nel 1946. Dopo aver frequentato le scuole nel suo paese natale si è trasferito ad Avellino con la sua famiglia. E’ laureato in Giurisprudenza e Scienze Economico Marittime ed è dirigente del Ministero della Giustizia. Sposato, padre di due figli, Giovanni (è l’attuale capogruppo consiliare al comune di Avellino) e Marco, è entrato in politica negli anni ’70.
Segretario provinciale prima del Msi e poi di Alleanza nazionale, è stato più volte consigliere comunale di Avellino. Nel 1995 è stato eletto per la prima volta consigliere regionale e poi nominato assessore alle attività produttive nel governo Rastrelli. Confermato al consiglio regionale della Campania sia nel 2000 (è stato presidente della commissione statuto) che nel 2005, è stato eletto capogruppo regionale di Alleanza Nazionale.