22 febbraio 2012

Gianni Raviele

Intervista al direttore di Canale 58

di Riccardo Cannavale

Dalla Rai a Canale 58: più per passione o per continuare il proprio impegno nella provincia d’origine?

Il mio impegno a Canale58 è avvenuto su sollecitazione di qualche amico irpino. Ho tenuto a battesimo l’emittente; l’ho costruita giornalisticamente, allevando una covata di redattori. Il cammino è stato lungo e proficuo perché canale 58 è a pieno titolo una delle televisioni più accreditate della provincia. Personalmente abituato a misurarmi in Rai con i grandi fatti interni e internazionali, nonché con le pagine culturali e di spettacolo, ho scoperto il gusto delle cose minime, limitate ma significative e vitali per le comunità locali.

Qual è la sua idea del settore informazione in provincia di Avellino?

L’informazione in provincia di Avellino lascia molto a desiderare. E’ lacunosa, paesana, senza un giornalismo d’inchiesta serio e approfondito. La carta stampata, vegeta in un chiacchiericcio di strapaese senza spessore e qualità. Quanto alla televisione locale, non mi sembra giusto fare commenti su colleghi che operano in un contesto economico e socio culturale difficile. Noto però che ci sono in giro manovre ambigue e trasversali che non depongono bene sulla trasparenza dell’informazione in Irpinia.

Il suo sguardo è rivolto soprattutto alla Valle Ufita: secondo lei si sente la distanza dalla città capoluogo? In che misura?

Curiamo, con attenzione, l’Ufita ma Canale58 segue, con molto interesse Avellino e la sua provincia. Abbiamo un troupe fissa nel capoluogo e copriamo tutti gli avvenimenti principali della città. Quanto alla copertura dell’Irpinia è un nostro vanto dire che forse siamo la televisione che segue la cronaca anche di paesi che non raggiungiamo televisivamente. Non avvertiamo il distacco , se non geografico da Avellino, anche se le istituzioni irpine e , quindi,l’informazione sono “ Avellino centrica”.

Quale l’emergenza da risolvere con maggiore urgenza nella nostra provincia?

L’emergenza lavoro e il conseguente arresto dell’emigrazione. Ma è un discorso complesso con connotazioni nazionali.

Quale la sua opinione circa l’operato della politica locale?

La classe dirigente irpina è di discreto livello. Non parlo delle punte emergenti che si sono imposte al paese. Il giudizio è nei fatti, nelle opre e nella partecipazione al dibattito nazionale. Noto, però , che non ci sono rincalzi, nuove leve. La spinta si è esaurita. Le annate non sono tutte eguali. Dopo la fioritura c’è purtroppo un periodo in cui la terra è stanca e sfibrata. L’Irpinia oggi è un dormiveglia. Può cadere anche in un lungo sonno.

Perché secondo lei non decolla la proposta turistica nella nostra provincia?

Non decolla perché non è turistica. Ha verde e quiete ma non sa venderli. Ha pochi reperti artistici e non ha tradizioni culturali antiche. Non siamo l’Umbria e la Toscana dove l’arte è il paesaggio, i reperti, i paesi, la stessa gente. Noi stiamo ingolfando il territorio di agriturismi. Mi sembra solo una moda speculativa. Puntiamo sul mangiare come un riverbero della nostra atavica fame.

Nei mesi scorsi il presidente dell’unione degli industriali Sarno ha lanciato un allarme dicendo ai giovani che l’unica possibilità che hanno per inserirsi nel mondo del lavoro è di andare fuori provincia. E’ d’accordo con tale linea?

Anche Eduardo De Filippo disse “fujtavenne”. Ma Eduardo era un artista e Napoli può stare stretta. Un imprenditore che dice ai giovani “andate via” è forse realista ma certifica anche il suo fallimento.

Il suo rapporto con i cosiddetti new media?

Li apprezzo ma non me ne servo. Preferisco il contatto fisico con i tasti della mia Olivetti 35.