Intervista al fondatore dell’Agenzia Giornalistica LPS
di Riccardo Cannavale
La sua firma è nota soprattutto per la sua lunga esperienza al Corriere dello Sport ma, ormai da sei anni, Leondino Pescatore ha iniziato una nuova esaltante esperienza alla guida di un’agenzia di stampa, la LPS, prima nel suo genere nel panorama editoriale irpino.
Tra i clienti della sua agenzia annovera nomi importanti, come il Corriere dello Sport, La Discussione, Il Centro di Pescara, La Nuova Basilicata solo per citarne alcuni. E le testate giornalistiche irpine?
Nella nostra provincia nessuno sfrutta il canale che noi mettiamo a disposizione, forse perché manca la mentalità per capire le potenzialità che può offrire un’agenzia di stampa. Non abbiamo mai avuto rapporti con le realtà locali, salvo qualche sporadico contatto all’inizio della nostra esperienza che però non è andato a buon fine perché dal punto di vista editoriale, vedo poca serietà nel mondo dell’informazione irpina.
L’informazione in provincia di Avellino, appare molto vivace, con un numero di testate elevato e molti giornalisti o aspiranti tali. Pluralismo uguale libertà di stampa?
L’informazione in provincia di Avellino non è libera come, pure, potrebbe apparire. Tutte le realtà editoriali hanno il loro sponsor, o di natura politica o di natura commerciale. In un panorama siffatto, ovviamente, chi ne risente è la qualità. Facciamo l’esempio delle televisioni: non ce n’è una che faccia produzioni, che abbia un palinsesto degno di questo nome. Addirittura riciclano da anni le videocassette per fare economia! E, poi, come si fa a guardare un film su una delle televisioni locali? Qualcuno lo dica agli editori che l’avvento del sonoro c’è stato da un pezzo…
Eppure sono tanti i giovani che aspirano ad intraprendere questa carriera e si avvicinano alle testate locali.
I giovani che operano nelle redazioni vivono di illusioni. Una volta che mettono piede in una redazione credono di poter fare carriera, di crescere dal punto di vista giornalistico. Invece, vengono solo sfruttati, magari avendo in cambio l’offerta del tesserino di pubblicista. Avete mai provato a contare quanti sono gli iscritti all’albo in questa provincia? Mi chiedo: ma dov’è la qualità del giornalismo ad Avellino? Sfido qualsiasi giovane a dire che abbia fatto la gavetta, quella vera, in una redazione. Ormai ci si limita a dare un microfono in mano al primo sbarbatello che si presenta, senza alcuna formazione e, peggio ancora, senza alcun controllo su ciò che fa. Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Almeno nel settore di mia competenza, quello del giornalismo sportivo, vedo una situazione tragica, con un livello qualitativo molto basso.
Non crede di essere un po’ troppo severo?
Se esiste un così elevato numero di redazioni si presume che ci sia una importante scuola di giornalismo. Sfido chiunque a dirmi un solo nome di un giornalista irpino che negli ultimi anni si sia messo in mostra per le sue doti. E’ normale, poi, che anche in questo campo se qualcuno intende crescere è costretto ad andare via. Su questo punto sono d’accordo con il presidente degli Industriali, Sarno, quando lancia la provocazione di andar via da questa provincia.
Di chi sono, secondo lei, le responsabilità di questa situazione?
A questa domanda tutti risponderebbero: della classe politica. Io non sono d’accordo. La politica deve dare una mano, ma non nel senso che deve trovare il posto fisso a tutti ma solo che deve operare per creare le condizioni affinché tutti possano muoversi liberamente. Allora io dico che la colpa è di chi non vuole investire su se stesso, di chi aspetta l’assistenzialismo ed è privo di stimoli. Non nascondiamoci dietro falsi alibi: qui manca la voglia di lavorare, tutto qua. E poi ci sono i nonni che rovinano i nipoti!
Scusi, cosa c’entrano ora i nonni con la crisi occupazionale e la fuga dei giovani dalla nostra provincia?
E’ molto semplice. La nostra è una delle province italiane con il più alto numero di invalidi civili, che ovviamente se ne stanno comodamente a casa ad attendere a fine mese che arrivi la pensione. Qualcuno di questi, che tanto invalido non è, qualche lavoro lo fa pure e può permettersi di scucire sostanziose paghette ai nipoti. Ora, spigatemi per quale motivo un giovane che ogni mese si vede regalare 300 euro dal nonno dovrebbe andare a faticare, ad esempio, in una redazione di un giornale per avere, a fine mese, grosso modo la stessa cifra!
Lei si occupa prevalentemente di sport ma, da direttore di un’agenzia di stampa, ha sicuramente un punto d’osservazione privilegiato anche su altri settori. Ad esempio, della vita amministrativa della città di Avellino che idea si è fatto?
Ritengo che, in ogni realtà cittadina, il consiglio comunale sia lo specchio del tessuto sociale. Ricordo che ho iniziato la mia carriera giornalistica proprio seguendo le sedute del consiglio comunale di Avellino e lì mi sono formato. Rimanevo ore ad ascoltare le discussioni che vedevano protagonisti persone del calibro di Acone, Mancino, Fioretti, Biondi. Tutti personaggi di uno spessore elevato che, prima di ogni cosa, parlavano in italiano. Oggi, invece, mi sembra che il primo a essere imbarazzato sia proprio il sindaco Galasso, una persona per bene che, sono certo, più di una volta avrà pensato: ma perché non ho continuato a fare il medico!
Riusciamo a trovare un elemento positivo in questa discussione sulla provincia di Avellino?
Uno forse c’è e non è da sottovalutare. In un quadro così deficitario almeno le difficoltà ti temprano il carattere. Sono convinto che chi si forma qui quando va ad operare in altre realtà si dimostra più scaltro.
Che fa, torna a parlare di abbandono della città? Ma non è che Leondino Pescatore sta meditando la fuga da Avellino?
Chissà, diciamo che anche alla mia età sarei pronto ad andarmene senza alcun rimpianto.