di Boris Ambrosone
Il consigliere regionale della Margherita, Mario Sena,
a tutto campo sulle dinamiche dello sviluppo in Irpinia, sulle prospettive
e sui nodi legati alla politica. Industria e sviluppo locale, gli ingredienti
indicati dal Sena per il rilancio del ruolo di centralità della provincia
di Avellino. Immancabile un riferimento alle relazioni tra i partiti:
“C’è un problema di rapporti tra i partiti che va eliminato – afferma
Mario Sena – sia con gli alleati cosiddetti minori, sia con quella corrente
dei Ds anti-storica e troppo critica verso le rappresentanze più significative
della Margherita”.
Onorevole Mario Sena, la Regione, come ente, viene avvertita sempre
più vicina a Napoli e distante dalle zone interne. Cosa si sta facendo
per riequilibrare il rapporto dell’ente con il territorio?
Io
sono convinto che la stiamo rendendo molto più vicina. Siamo stati noi
della Margherita, ed io personalmente, a volere un incontro di consiglio
regionale con Bassolino per inserire i problemi dello sviluppo delle
zone interne e quindi i problemi di Avellino e dell’Irpinia, nell’agenda
della Regione Campania. Avellino e l’Irpinia si collocano in questo
momento in una posizione di grande attenzione nella politica regionale.
Quali sono gli ingredienti della ricetta per il rilancio dell’Irpinia?
Complessivamente lo sviluppo delle nostre terre passa attraverso
il rilancio della politica industriale che comunque resta un fattore
trainante. C’è un problema generale di crisi del Paese e che non può
non ripercuotersi con accentuazione nel Sud ed in aree del Sud come
la nostra e quindi siamo molto attenti a questo fenomeno. Per questo
il punto essenziale è quello di cambiare le politiche generali del Paese
e di mettere nell’agenda nazionale, nelle finanziarie e nelle leggi
di finanziamento, per infrastrutture, per servizi e per innovazioni,
il Sud in prima linea. Però la Regione deve fare, a prescindere, quello
che è nelle sue possibilità.
E cosa ha fatto la Regione Campania per l’Irpinia e cosa ancora dovrà
fare?
Due distretti industriali, quello di Solofra e quello di Calitri sono
stati ammessi a finanziamento e possono dare un segnale importante.
Noi ci muoveremo molto in direzione della valorizzazione delle nostre
aree industriali, sia in termini di servizi e stiamo studiando come
intervenire per agevolare le imprese delle nostre aree industriali in
termini di formazione del personale, di agevolazioni per l’innovazione
e sul costo dei servizi.
Il nodo dello sviluppo dell’Irpinia passa solo attraverso l’industria?
Non è solo l’industria, anche se resta un fattore importante, l’elemento
che può aiutare la provincia di Avellino, ma pensiamo a tutti i processi
connessi allo sviluppo locale che sono le potenzialità proprie del territorio
che sono l’ambiente, i centri storici minori, il nostro patrimonio artistico,
la grande risorsa enologica e gastronomica che sta mettendo in evidenza
l’Irpinia ed in un momento di crisi del turismo in Italia, nel crollo
del turismo è segnalata la positività del turismo culturale ed enogastronomico.
Per sostenere queste potenzialità di sviluppo la regione ha messo in
campo una serie di Pit, progetti integrati del territorio, che vanno
dal progetto enogastronomico, agli itinerari culturali ed ai progetti
integrati per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente. Questi sono
gli strumenti in corso, ma noi stiamo già affrontando la battaglia di
prospettiva per l’utilizzo dei futuri fondi europei e si sta prospettando
un discorso interessante perché in questa prospettiva pensiamo di utilizzare
tutti i fondi governativi per le aree sottosviluppate e anche risorse
ordinarie.
Di cosa si tratta, quali sono le possibilità future per l’Irpinia?
Intendo parlare di quello che noi chiamiamo l’asse Est-Ovest. Chiederemo
all’Europa di creare un collegamento, attraverso la modifica del corridoio
8 per individuare l’asse di sviluppo Est-Ovest, inteso non come strada
di collegamento, perché gli assi di collegamento, se passano solo e
non creano ricadute sul territorio rischiano di produrre solo danni
ambientali e sociali, come accaduto in Val di Susa. Quindi un asse di
sviluppo che significa infrastrutture viarie, collegamento su ferro
anche per le merci e quindi stazioni ferroviarie, significa intervenire
con il sostegno per le aree industriali che sono lungo questo asse.
Significa dotare queste territori di infrastrutture immateriali come
i collegamenti veloci di internet e potenziare ed individuare servizi
di grande qualità ed alta tecnologia. Pare che questa linea è stata
recepita dalla regione e dal comitato delle regioni meridionali e quindi
recepita a livello della Comunità Europea e dovrebbe segnare una svolta
nelle prospettive di crescita dell’Irpinia.
Però, il piano trasporti dell’assessore regionale non sembra favorire
l’Irpinia, non crede?
Noi non eravamo d’accordo. Però dopo l’incontro avuto con l’assessore e dopo le disposizioni del documento delle politiche di coesioni, lo stesso assessore Cascetta è impegnato per quanto riguarda le politiche di infrastrutture, a sostenere ed a portare avanti questa linea ed a trovare i finanziamenti per diverse realtà che vedono l’Irpinia protagonista, come la Contursi-Termoli, per le politiche dell’alta velocità attraverso il potenziamento, non la soppressione, delle stazioni tra l’arianese e l’Ufita, attraverso l’individuazione di una rete di mobilità che deve interessare tutta la fascia interna
Avellino capoluogo ha problemi diversi e per certi versi maggiori rispetto alla provincia. Quali sono le possibilità da sfruttare per il capoluogo irpino?
Avellino città ha il problema di utilizzare bene i fondi del Pica (Progetto integrato città di Avellino). I tempi per i fondi europei cominciano a farsi stretti. Questi devono essere programmati entro quest’anno e spesi entro il 2008 e non vi sono eccezioni. E’ un bel programma quello di Avellino, poi c’è il programma dell’assessorato alla mobilità, legato alla stazione, al collegamento con la metropolitana leggera, all’autostazione. Se queste cose Avellino le fa decollare il capoluogo acquista nuova centralità. Resta il problema della valorizzazione del nucleo industriale al 100% che comunque resta un’area industriale di prestigio in tutto il Meridione, sia per gli insediamenti sia per le potenzialità.
Però alla Provincia di Avellino ed al Comune di Avellino, spesso si registrano tensioni nella maggioranza troppo evidenti, è un problema per la corretta gestione amministrativa delle realtà irpine?
Questo problema della coesione della maggioranza esiste. E’ una maggioranza claudicante. Il primo problema riguarda la coesione con i partiti cosiddetti minori che fa arrestare sia il dialogo sia l’operatività, ma che credo sia superabile con il ragionamento. Il problema che mi preoccupa maggiormente è il rapporto con i Ds in generale. Nei Ds esiste la posizione maggioritaria del partito che è fortemente contestatrice rispetto alla Margherita. Le polemiche in occasione del 25simo anniversario del terremoto del 1980, rivelano questo spirito anti-storico, anti-classe dirigente, contro tutte le battaglie e le posizioni della Margherita e le sue rappresentanze più significative che secondo me è fortemente disgregante nel contesto della maggioranza, Questo è un problema serio, molto serio.
L’imprenditoria irpina viene indicata come una imprenditoria assistita ed impreparata. Ritiene siano questi i nodi della crisi industriale che si registra in provincia di Avellino?
Che questa sia una provincia industrializzata è innegabile. Se hai le industrie, hai i problemi che le imprese vivono oggi nel paese. Nessuno può pensare che in un periodo di crisi ci sia il tempo buono solo qui, in quest’area peraltro ridotta. Quindi ci sono le difficoltà proprie della politica industriale, dell’utilizzo al meglio degli strumenti di sostegno, alle difficoltà dell’occupazione. Anzi, io credo che in Irpinia si avvertano ancora di più. Del resto il nostro tessuto industriale è giovane e come quando avviene una epidemia, i bambini rischiano di avvertirla di più e noi siamo una società industriale che si sta avviando all’industrializzazione. Sono i problemi di una società in evoluzione.
E sui giovani cosa ci può dire ?
Da un lato mi occupa e dall’altro mi preoccupa. Che ci siano tanti giovani che oggi si affacciano nelle professionalità più significative, intendo dire diplomati, laureati, che studiano con master all’estero è un fatto positivo, perché rivela il dinamismo di questa società. Ai miei tempi eravamo pochi quelli che potevano studiare e quei pochi lo facevano con grandi sacrifici. Oggi ci sono tanti giovani bravissimi che provengono dal mondo rurale dal mondo dell’artigianato. Mi preoccupa anche l’emigrazione, ma è una preoccupazione legata alle politiche generali. Ci sono anche in altre regioni, anche in quelle del Nord, giovani che vanno all’estero. Noi abbiamo un grande problema, il declino del paese, termine usato dall’Economist. Declino che ci impone di rilanciare il ruolo del Paese con le idee, impegnando risorse dell’innovazione, altrimenti il fenomeno per ora ancora positivo dell’emigrazione per acquisire nuove capacità e conoscenze, rischiamo di registrarlo con numeri allarmanti. Non è un analisi di parte, ho citato l’Economist che evidenzia il problema dei “cervelli” non sfruttati in Italia, sia il problema degli investimenti insufficienti per l’innovazione e la ricerca.
“Irpinia, quale futuro?” secondo l’onorevole Mario Sena?
Futuro dello sviluppo inteso in senso complessivo, principalmente industriale,
ma mi intrigano due aspetti. La città e la provincia possono essere
sede di servizi tecnologicamente molto avanzati e centri di ricerca
all’avanguardia. Penso ad un Cnr meglio gestito, penso ai centri universitari
che stanno sorgendo collegati alla sanità ed alle asl e poi mi intriga
il cosiddetto sviluppo locale cioè lo sviluppo che sa puntare sulle
risorse del territorio, che sono: l’ambiente, da noi sano, sia sotto
il profilo ecologico che sotto il profilo della convivenza civile, che
dobbiamo preservare, perché può essere una risorsa; la valorizzazione
dei piccoli centri, le prospettive dell’enogastronomia. Una volta la
nostra era una agricoltura di mera sussistenza, oggi abbiamo centinaia
di aziende che competono a livello internazionale nei vini, ma comincia
ad essere così anche nei formaggi, nell’olio, nella dolciaria e abbiamo
ristorazioni alta qualità, cito il più noto fuori regione che è il ristorante
Oasis, ma ne stanno sorgendo tanti altri. Enogastronomia che accoppiata
alla valorizzazione delle nostre risorse culturali, tenendo presente
che tutto il sistema deve avere a disposizione tecnologie avanzate e
innovative, rappresenta una miscela che ci offre potenzialità importanti
da sviluppare
Mario Sena
Nato a S. Angelo dei Lombardi 62 anni
fa. Coniugato con Gilda Santamaria, ha due figli: Angelo e Eufrasia.
Il primo è da poco laureato in Ingegneria ed Efri, come affettuosamente
la chiamano amici e familiari, è ricercatrice universitaria.
Laureatosi giovanissimo in Giurisprudenza, comincia immediatamente a
esercitare la professione nello studio legale dell’ANAS di Roma. Vince
diversi concorsi, rinuncia a quello al Ministero dell’Agricoltura a
Roma per rimanere vicino alla famiglia e al suo ambiente e accetta il
lavoro di funzionario presso l'intendenza di Finanza di Napoli.
Coltiva la passione politica fin da giovane interessandosi alle questioni
e ai problemi della sua comunità e dell'alta irpinia. Negli anni ’60
è fondatore, insieme con un gruppo di giovani dell’Azione Cattolica,
di un periodico locale che suscita grande interesse. Nasce così, sotto
la guida e il carisma di don Bruno Mariani, sacerdote di S. Angelo scomparso
sotto le macerie il 23 novembre 1980, “ il Dialogo ”, giornale che contesta
il potere e le scelte di una parte della D.C.
La rivista, che egli stesso dirige e dalla quale sorge anche una radio
libera, Radio Raid (radio alta irpinia il dialogo), diventa scuola di
formazione politica. Entrambe le esperienze finiscono con il terremoto.
Durante una passeggiata per le strade di S. Angelo insieme con don Bruno,
suo tutore spirituale e politico, incontra il giovane De Mita. Si crea
tra loro una forte amicizia che dà luogo a un vero e proprio sodalizio
politico destinato a rafforzarsi nel tempo.
Nel 1970 si tessera al partito della Democrazia Cristiana e partecipa
all’attività politica del partito. Nella D.C. percorre varie tappe fino
alla nomina di segretario provinciale, carica che ricoprirà dal 1975
al 1980.
Nel 1980 è eletto Consigliere regionale della Campania.
Durante il mandato ricopre la carica di presidente di commissione, assessore
alla cultura e assessore alla sanità.
Successivamente torna ad occuparsi del partito e di enti di sviluppo.
Dal 1994 al 1999 è presidente dell’Asi di Avellino (Consorzio per l’area
di sviluppo industriale della provincia). Da presidente dell’Asi si
occupa dello sviluppo industriale dell’Irpinia.
Nel 1996 viene nominato vice-segretario regionale del PPI (Partito Popolare
Italiano).
Nel 2000 è nuovamente eletto Consigliere regionale.
Il tempo libero lo trascorre in famiglia o dedicandosi alla cura del
giardino di casa. Ama leggere quotidiani e saggi storico-politici, ascoltare
musica jazz e apprezza la buona tavola.