di Riccardo Cannavale
Lei è nel mondo della
comunicazione pubblicitaria da oltre 15 anni, come si è evoluto
questo settore, in provincia di Avellino, in questi anni?
Il mondo della comunicazione e della pubblicità in particolare negli
ultimi anni sta cambiando. Quando è cominciato erano quasi
esclusivamente le tv locali a farla da padrone. Erano gli unici
mezzi che garantivano visibilità ai clienti. Oggi, invece, gli
investitori sanno quello che vogliono, cominciano a capire il
concetto di mix di mezzi. Credo che anche il fatto che la maggior
parte delle piccole e medie imprese che si rivolgono al mercato
della pubblicità siano gestite a carattere familiare influisca su
questo mutamento. Oggi non si investe più in pubblicità per apparire
ma per avere un risultato concreto.
Come giudica il mercato pubblicitario in provincia di Avellino?
E’ sicuramente un caso anomalo a causa dell’elevato numero di mezzi
che esiste. In particolare lo sviluppo delle televisioni non è
rapportabile con quello degli altri mezzi di comunicazione.
Indubbiamente avere la possibilità di scegliere tra più mezzi
favorisce la competitività ma ritengo che la corsa che c’è ad
accaparrarsi gli spazi all’interno dei telegiornali finisca per
indebolire l’intero mercato.
Proprio a proposito degli spot all’interno dei tg si è scatenata
una polemica tra editori con risvolti anche di carattere
giudiziario. Qual è la sua idea in proposito?
Sicuramente nel mondo dell’editoria televisiva avellinese c’è chi
non rispetta le regole. Purtroppo tutti si sono adeguati a questa
palese irregolarità, anche perché ormai i clienti, che cominciano a
conoscere bene certe logiche, si rivolgono all’agenzia per chiedere
di acquistare lo spot all’interno del tg o lo spazio alle spalle
dello speaker. Hanno capito che non vieni visto se esci da tali
schemi. Tra l’altro, al di là degli aspetti legali, entrare in
questi spazi è tutt’altro che facile, visto il monopolio dei
mobilieri che vige nelle televisioni private.
Internet è davvero il futuro della comunicazione?
Molti ancora non hanno compreso le potenzialità che offre il canale
Internet, un canale vocato alla globalizzazione ma che può essere
molto efficace anche sul locale. Poter offrire aggiornamenti in
tempo reale a costi di gran lunga inferiore consente, a mio modo di
vedere, di poter raggiungere risultati importanti in termini di
visibilità e di contatto. Nel momento in cui ci sarà il pieno
sviluppo di questo strumento, sono convinto che cambierà anche il
mercato degli investimenti pubblicitari. Già qualcosa sta cambiando
grazie alla possibilità, offerta dal web, di personalizzare le
offerte, con campagne mirate a raggiungere singoli gruppi di
consumatori
In che modo il digitale ha modificato il modo di fare pubblicità?
Lo ha letteralmente rivoluzionato, basti guardare i 6x3 che
campeggiano lungo le strade cittadine. Grazie alla stampa digitale è
aumentata la visibilità per le aziende ed i servizi offerti loro.
Oggi, grazie al digitale, la comunicazione va verso poche cose
concentrate e frequenti.
Com’è il lavoro di un’agenzia di comunicazione pubblicitaria in
una provincia piccola e con un mercato estremamente frammentato?
E’ difficile lavorare con un’agenzia a livello locale, gli stessi
mezzi di comunicazione non ti aiutano. Basti pensare che qui da noi
non c’è uno studio di post-produzione e così la consulenza si perde
nella realizzazione degli stessi spot. Devo pur dire che, negli
anni, siamo riusciti a trasmettere ad alcuni clienti il concetto di
comunicazione integrata ed i risultati, in questo caso, sono stati
soddisfacenti sia per noi che per loro. Le aziende che pianificano
sono poche, ma le differenze rispetto a chi improvvisa si vedono. E
poi c’è spesso da fare i conti con strutture aziendali che non
facilitano il nostro lavoro.
In che senso?
All’interno delle aziende non esistono figure professionali adeguate
e preparate che possano pianificare insieme all’agenzia. Il più
delle volte il brief lo da direttamente il titolare dell’azienda che
non sempre ha una conoscenza approfondita di cosa significhi fare
comunicazione. Si limita ad acquistare spazi sui quotidiani o in tv
a seconda delle proprie esigenze del momento, senza capire che la
pubblicità, per sortire gli effetti sperati, necessità di una
pianificazione nel tempo.
L’economia irpina si basa molto sul terziario e sulle piccole e
medie imprese. Unire le forze secondo lei potrebbe portare benefici
a tutti?
Ci sono stati dei tentativi di mettere insieme piccole aziende ma
sono miseramente falliti. Ognuno è molto legato al proprio orticello
e difficilmente riesce ad intravedere le opportunità che offre
l’associarsi. D’altronde, le stesse associazioni di categoria fanno
poco per venire incontro alle esigenze dei propri associati e quindi
si preferisce andare aventi singolarmente
Mimmo Cavaliere è uno dei soci fondatori dell'Agenzia di Comunicazione Pubblicitaria Corti e Neri e dell'azienda di Stampa digitale City Print di Avellino.