di Riccardo Cannavale
Direttore Manzione, la sua agenzia è la concessionaria
pubblicitaria del quotidiano Otto
Pagine, lei conosce bene il mercato della raccolta
pubblicitaria nella provincia di Avellino. Che tipo di quadro emerge
alla luce della sua esperienza?
Non possiamo certo dire che viviamo una situazione florida dal punto
di vista commerciale. Mi piace ripetere che Avellino non è una
piccola città, ma un grande paese: vogliamo fare il verso alla
grande industria, in realtà abbiamo radicata una mentalità agricola.
I commercianti irpini, poi, sono pochi e diventano sempre di meno e
non scopro certo l’acqua calda se dico che da alcuni anni, ormai,
assistiamo ad una crescita importante di imprenditori che vengono da
fuori provincia, specialmente da Napoli e Salerno. D’altronde basta
farsi un giro per Corso Vittorio Emanuele per avere conferma di ciò
che dico. Molti di questi, poi, hanno un’affidabilità quanto meno
dubbia ed è capitato anche che prendessimo qualche bagno!
Ovviamente, è bastato poco per fare una cernita dei commercianti
seri e di quelli meno seri.
Perché secondo lei diminuiscono i commercianti avellinesi ed
aumentano quelli delle altre province della Campania?
Sicuramente sugli equilibri commerciali in provincia di Avellino ha
influito ed influisce la crisi contingente, che attanaglia non solo
la nostra provincia ma un po’ tutto il Paese. Ormai anche il settore
della grande distribuzione ed il mondo delle concessionarie
automobilistiche, un tempo gestiti da imprenditori locali, vede
protagonisti gruppi di fuori provincia. Di fronte a investimenti
importanti, è normale che i più piccoli siano costretti a farsi da
parte.
Qual è, invece, il rapporto con il settore industriale?
La grande industria, naturalmente, non si rivolge ad un mercato
pubblicitario locale, ma preferisce guardare altrove. In questo modo
i nostri interlocutori diventano le piccole e medie imprese, che poi
sono la maggioranza in questa provincia. La raccolta diventa sempre
più difficile. Mancano gli imprenditori e soprattutto manca la
mentalità dell’investimento pubblicitario. Senza poi dimenticare
che, una delle cause principali della difficoltà che incontrano le
agenzie, è senza dubbio l’elevato numero di testate che esistono in
questa provincia: tre quotidiani, cinque emittenti televisive, sono
troppe per una provincia di 400.000 abitanti.
Recentemente, proprio in un’intervista rilasciata ad Agendaonline.it,
l’editore di Radio Punto Nuovo, Rocco Urciuoli, ha puntato l’indice
contro alcune presunte scorrettezze di mercato attuate dalle
emittenti televisive locali. Qual è la sua idea in merito?
C’è un fondo di verità in ciò che dice Urciuoli. Al di là
dell’aspetto legale, inserire lunghi spot all’interno dei Tg va a
danno di tutta l’informazione. Ormai non si capisce più dove
finiscono le notizie e dove iniziano i redazionali. E poi,
onestamente, un’ora di telegiornale per dare non più di due notizie
vere mi sembra davvero eccessivo.
Però sembrano essere proprio le televisioni a fare il mercato
della pubblicità.
E’ vero così come è vero che secondo me non c’è più rispetto n?per
l’inserzionista n?per il pubblico. La gente è matura e capisce che
un tg come quello che citavo prima diventa poco credibile, così come
gli inserzionisti da spremere come un limone cominciano ad essere
davvero pochi. In questo quadro sono proprio le Tv locali quelle che
rischiano di più. Credo che non si può continuare a lungo su questa
strada. Gli editori televisivi dovrebbero essere più coraggiosi e
cominciare a proporre palinsesti veri. Come si può pensare di far
vivere una televisione che produce solo due edizioni giornaliere del
tg?
Sta per caso dicendo che dal punto di vista del ritorno di
immagine per un investitore la carta stampata resta il mezzo più
sicuro?
Esattamente. Il giornale, rispetto alla televisione e alla radio ha
dati certi da proporre che sono quelli delle vendite. Hai voglia di
dire che sei la televisione più vista o la radio più ascoltata: lo
devi dimostrare e non è facile. I dati relativi alle vendite dei
quotidiani, invece, sono inconfutabili. Sono convinto che nel
momento in cui le aziende cominceranno a fare una pianificazione del
budget ci saranno sorprese negli investimenti pubblicitari. Me lo fa
dire l’esperienza che ho maturato con il quotidiano Ottopagine.
In che senso?
Inizialmente nessuno credeva che ci potesse essere un boom della
pubblicità ed invece mettendo a disposizione serietà e
professionalità siamo riusciti a offrire credibilità agli
inserzionisti, che ci hanno premiato e continuano a premiarci.
Occorre tenere presente che siamo entrati in un mercato gestito
interamente da un colosso dell’editoria, il quotidiano Il Mattino,
ed in poco tempo siamo riusciti a diventare, dal punto di vista
della raccolta pubblicitaria, un concorrente molto fastidioso, al
punto che è stata la concessionaria de Il Mattino a dover rivedere
le sue tariffe. In altre parole, senza tema di smentita, posso
affermare che in questo momento siamo proprio noi della Manzione &c.
a fare il mercato.
Cosa ne pensa del fenomeno della free press?
Non credo che possa rappresentare un’alternativa ai tradizionali
mezzi di informazione, almeno nella nostra provincia. Ad Avellino
mancano i grossi punti di raccolta, quali possono essere le stazioni
ferroviarie o quelle della metropolitana. E, poi, ho una mia
personalissima idea: difficilmente in ciò che non si paga c’è
qualità.
Può essere Internet la vera alternativa all’informazione
tradizionale?
Anche in questo caso ho qualche dubbio, anche se è un mondo che
guardo con molta attenzione. Secondo me non è cresciuto come ci si
attendeva. Faccio un esempio. Qualche anno fa i grossi gruppi
editoriali italiani ci hanno riempito di cd-rom e dvd credendo in un
imminente sviluppo mediatico. Oggi, si è ritornati al gadget
cartaceo, al libro, segno che forse la tradizione ha ancora la
meglio sull’innovazione. D’altronde, quello dell’edicola, insieme al
cornetto e al caffè al bar, è un rito che da sempre ci apre la
giornata.
Nicola Manzione è nato nel 1957 a Contrada. Sposato, padre di tre figlie, dopo aver iniziato a lavorare nel settore dell’edilizia, dal 1997 si è dedicato alla sua passione, la comunicazione pubblicitaria. Ha iniziato come agente per il quotidiano Ottopagine e, dal 2002, è direttore commerciale della Manzione &c. Dal 2004 si è avventurato, con successo, nel mondo dell’editoria, fondando il settimanale sportivo “Il Biancoverde”.