Nicola Manzione

Intervista al direttore commerciale della concessionaria di pubblicità Manzione & c.

di Riccardo Cannavale

Direttore Manzione, la sua agenzia è la concessionaria pubblicitaria del quotidiano Otto Pagine, lei conosce bene il mercato della raccolta pubblicitaria nella provincia di Avellino. Che tipo di quadro emerge alla luce della sua esperienza?

Non possiamo certo dire che viviamo una situazione florida dal punto di vista commerciale. Mi piace ripetere che Avellino non è una piccola città, ma un grande paese: vogliamo fare il verso alla grande industria, in realtà abbiamo radicata una mentalità agricola. I commercianti irpini, poi, sono pochi e diventano sempre di meno e non scopro certo l’acqua calda se dico che da alcuni anni, ormai, assistiamo ad una crescita importante di imprenditori che vengono da fuori provincia, specialmente da Napoli e Salerno. D’altronde basta farsi un giro per Corso Vittorio Emanuele per avere conferma di ciò che dico. Molti di questi, poi, hanno un’affidabilità quanto meno dubbia ed è capitato anche che prendessimo qualche bagno! Ovviamente, è bastato poco per fare una cernita dei commercianti seri e di quelli meno seri.

Perché secondo lei diminuiscono i commercianti avellinesi ed aumentano quelli delle altre province della Campania?

Sicuramente sugli equilibri commerciali in provincia di Avellino ha influito ed influisce la crisi contingente, che attanaglia non solo la nostra provincia ma un po’ tutto il Paese. Ormai anche il settore della grande distribuzione ed il mondo delle concessionarie automobilistiche, un tempo gestiti da imprenditori locali, vede protagonisti gruppi di fuori provincia. Di fronte a investimenti importanti, è normale che i più piccoli siano costretti a farsi da parte.

Qual è, invece, il rapporto con il settore industriale?

La grande industria, naturalmente, non si rivolge ad un mercato pubblicitario locale, ma preferisce guardare altrove. In questo modo i nostri interlocutori diventano le piccole e medie imprese, che poi sono la maggioranza in questa provincia. La raccolta diventa sempre più difficile. Mancano gli imprenditori e soprattutto manca la mentalità dell’investimento pubblicitario. Senza poi dimenticare che, una delle cause principali della difficoltà che incontrano le agenzie, è senza dubbio l’elevato numero di testate che esistono in questa provincia: tre quotidiani, cinque emittenti televisive, sono troppe per una provincia di 400.000 abitanti.

Recentemente, proprio in un’intervista rilasciata ad Agendaonline.it, l’editore di Radio Punto Nuovo, Rocco Urciuoli, ha puntato l’indice contro alcune presunte scorrettezze di mercato attuate dalle emittenti televisive locali. Qual è la sua idea in merito?

C’è un fondo di verità in ciò che dice Urciuoli. Al di là dell’aspetto legale, inserire lunghi spot all’interno dei Tg va a danno di tutta l’informazione. Ormai non si capisce più dove finiscono le notizie e dove iniziano i redazionali. E poi, onestamente, un’ora di telegiornale per dare non più di due notizie vere mi sembra davvero eccessivo.

Però sembrano essere proprio le televisioni a fare il mercato della pubblicità.

E’ vero così come è vero che secondo me non c’è più rispetto n?per l’inserzionista n?per il pubblico. La gente è matura e capisce che un tg come quello che citavo prima diventa poco credibile, così come gli inserzionisti da spremere come un limone cominciano ad essere davvero pochi. In questo quadro sono proprio le Tv locali quelle che rischiano di più. Credo che non si può continuare a lungo su questa strada. Gli editori televisivi dovrebbero essere più coraggiosi e cominciare a proporre palinsesti veri. Come si può pensare di far vivere una televisione che produce solo due edizioni giornaliere del tg?

Sta per caso dicendo che dal punto di vista del ritorno di immagine per un investitore la carta stampata resta il mezzo più sicuro?

Esattamente. Il giornale, rispetto alla televisione e alla radio ha dati certi da proporre che sono quelli delle vendite. Hai voglia di dire che sei la televisione più vista o la radio più ascoltata: lo devi dimostrare e non è facile. I dati relativi alle vendite dei quotidiani, invece, sono inconfutabili. Sono convinto che nel momento in cui le aziende cominceranno a fare una pianificazione del budget ci saranno sorprese negli investimenti pubblicitari. Me lo fa dire l’esperienza che ho maturato con il quotidiano Ottopagine.

In che senso?

Inizialmente nessuno credeva che ci potesse essere un boom della pubblicità ed invece mettendo a disposizione serietà e professionalità siamo riusciti a offrire credibilità agli inserzionisti, che ci hanno premiato e continuano a premiarci. Occorre tenere presente che siamo entrati in un mercato gestito interamente da un colosso dell’editoria, il quotidiano Il Mattino, ed in poco tempo siamo riusciti a diventare, dal punto di vista della raccolta pubblicitaria, un concorrente molto fastidioso, al punto che è stata la concessionaria de Il Mattino a dover rivedere le sue tariffe. In altre parole, senza tema di smentita, posso affermare che in questo momento siamo proprio noi della Manzione &c. a fare il mercato.

Cosa ne pensa del fenomeno della free press?

Non credo che possa rappresentare un’alternativa ai tradizionali mezzi di informazione, almeno nella nostra provincia. Ad Avellino mancano i grossi punti di raccolta, quali possono essere le stazioni ferroviarie o quelle della metropolitana. E, poi, ho una mia personalissima idea: difficilmente in ciò che non si paga c’è qualità.

Può essere Internet la vera alternativa all’informazione tradizionale?

Anche in questo caso ho qualche dubbio, anche se è un mondo che guardo con molta attenzione. Secondo me non è cresciuto come ci si attendeva. Faccio un esempio. Qualche anno fa i grossi gruppi editoriali italiani ci hanno riempito di cd-rom e dvd credendo in un imminente sviluppo mediatico. Oggi, si è ritornati al gadget cartaceo, al libro, segno che forse la tradizione ha ancora la meglio sull’innovazione. D’altronde, quello dell’edicola, insieme al cornetto e al caffè al bar, è un rito che da sempre ci apre la giornata.

Il personaggio

Nicola Manzione è nato nel 1957 a Contrada. Sposato, padre di tre figlie, dopo aver iniziato a lavorare nel settore dell’edilizia, dal 1997 si è dedicato alla sua passione, la comunicazione pubblicitaria. Ha iniziato come agente per il quotidiano Ottopagine e, dal 2002, è direttore commerciale della Manzione &c. Dal 2004 si è avventurato, con successo, nel mondo dell’editoria, fondando il settimanale sportivo “Il Biancoverde”.