Oreste La Stella

Intervista al direttore della Confcommercio di Avellino

di Riccardo Cannavale

Tra i settori economici che in Irpinia, negli ultimi anni, hanno fatto registrare una pericolosa flessione, quello commerciale è sicuramente ai primi posti. L’invasione della grande distribuzione e la scarsa disponibilità di incentivi hanno visto la provincia irpina perdere buona parte della sua vocazione commerciale. A cercare di riavviare il settore ci sta provando la Confcommercio, da sempre in prima linea al fianco dei suoi associati. Con il direttore provinciale, Oreste La Stella, proviamo a fare il punto della situazione e a capire quali siano le direttrici lungo le quali muoversi per rimpinguare il mercato.

Direttore La Stella, il commercio avellinese appare sempre più in crisi.

“E’ vero, inutile nasconderlo. Stiamo vivendo un periodo particolarmente delicato. Sicuramente l’avanzata massiccia della grande e media distribuzione ha penalizzato oltremisura i piccoli commercianti che rappresentano, da sempre, il principale tessuto economico della città. Secondo me bisognerebbe trovare un giusto equilibrio tra grande e piccola distribuzione: il prevalere dell’uno o dell’altra finisce inevitabilmente per avere effetti negativi su tutto il settore”.

Tutta colpa della legge Bersani?

“Senza dubbio ha influito. La grande distribuzione non è proporzionata alle potenzialità della nostra realtà. Prima della Bersani l’obiettivo dei piccoli commercianti era una sempre maggiore specializzazione. Ora, invece, con la liberalizzazione del piccolo commercio queste forme di specializzazione sono venute meno. Restano solo le nicchie di mercato, ma quanti commercianti sono in grado di capirne le potenzialità ed hanno i mezzi per conquistare questa fetta di mercato? Si potrebbe ovviare con un maggiore sviluppo dello spirito associativo ma anche da questo punto di vista siamo un po’ indietro”.

Quale potrebbe essere, secondo lei, una via d’uscita?

“Far sviluppare e crescere i cosiddetti centri commerciali naturali. Se, ad esempio, i commercianti di una strada, coinvolgendo anche gli studi professionistici e tutte le attività del terziario che ricadono in quel territorio si unissero in una sovrastruttura potrebbero dar vita ad una sorta di centro commerciale che ricade all’interno di una strada, di una piazza, di una fetta di territorio. In questo caso si tratterebbe di unirsi per promuovere tutti insieme l’idea di efficienza e di completezza. In pratica, si verificherebbe la stessa logica del classico centro commerciale, solo che qui ci si trova all’aperto ed ognuno mantiene la sua autonomia”.

Un’idea accattivante. Ma la nostra provincia è pronta a recepire questo tipo di discorso?

Stiamo facendo dei sondaggi, anche alla luce di alcune esperienze sorte spontaneamente tra alcuni commercianti che, insistendo su una stessa strada, si sono uniti per presentare delle iniziative comuni. E’ evidente che per chi è abituato a vecchie logiche non è facile allinearsi: ognuno dovrebbe capire che unendosi ad altri non perde la propria individualità ma crea attrazione per tutta la zona”.

Forse è dovuto anche al fatto che la classe commerciale irpina non è giovanissima. Ritiene si sia fatto poco per avvicinare i giovani al commercio?

“Qualche anno fa, con il prestito d’onore, si erano ottenuti grossi risultati in fatto di rinnovamento del tessuto. C’era una legge che garantiva formazione, piccoli finanziamenti a fondo perduto e, soprattutto, tempi ristretti e certi. Ora le cose sono leggermente cambiate, sono state modificate le agevolazioni e c’è stata una contrazione delle adesioni. Col prestito d’onore tanti giovani con spirito d’iniziativa e la necessità di piccole somme hanno potuto avviare nuove attività ed hanno anche assunto personale. Per questo spero vengano ripristinati al più presto quei vecchi criteri perchè in fondo, chi vuole intraprendere una nuova attività chiede piccoli finanziamenti subito, non grossi capitali a data da destinarsi”.

Dunque il prestito d’onore potrebbe rappresentare una svolta per il commercio.

“Senza dubbio. Oggi accade che i vecchi imprenditori che non riescono ad adeguarsi al nuovo corso commerciale puntano esclusivamente alla pensione per poi chiudere bottega. Pochi hanno al loro fianco i familiari intenzionati a proseguire nell’attività di famiglia. Seguendo questa logica è intuibile che non c’è futuro per il commercio avellinese. Il prestito d’onore, invece, garantisce nuova linfa, aiuta i giovani ad entrare nel mondo del lavoro senza svenarsi. Soprattutto in provincia, dove esistono realtà drammatiche, rappresenterebbe un importante strumento di rivitalizzazione del settore e ringiovanimento del tessuto imprenditoriale”.

Quanto tempo ancora ci vorrà per vedere anche qui da noi la diffusione dell’e-commerce?

“Credo che le nuove tecnologie applicate al commercio trovano vita facile specialmente in quelle zone ad elevata vocazione turistica. Purtroppo la nostra provincia non è tra queste anche se si comincia a parlare dell’importanza della vetrina elettronica”.

Eppure anche tra gli internauti irpini ci sono tante persone che effettuano acquisti via Internet. Perchè non provarci?

Ritorniamo al discorso iniziale. Qui non si tratta di provarci o meno. Fino a quando si portano avanti discorsi individuali le possibilità di successo di qualsiasi iniziativa, come quella dell’e-commerce, sono ridotte. Anche per il commercio elettronico il centro commerciale naturale potrebbe rappresentare l’occasione per presentarsi in maniera globale e con una proposta unitaria on line per attrarre gente non solo dall’Irpinia ma, sfruttando le potenzialità della rete, da tutto il mondo”.

Il personaggio

Oreste La Stella

L'Unione Commercio, Turismo e Servizi della Provincia di Avellino è l'Associazione di categoria che con circa 3.000 associati, più rappresenta gli operatori del commercio, del turismo, dei servizi e delle piccole e medie imprese della Provincia di Avellino.

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