Pasquale Pallotta

Intervista al direttore di ReteSei

di Riccardo Cannavale

Tredici comuni divisi tra le province di Benevento ed Avellino, 78.000 abitanti: la Valle Caudina costituisce, geograficamente, il cuore della regione Campania. Una terra di confine che paga a caro prezzo la posizione di mezzo, sia in termini di opportunità che di infiltrazioni camorristiche.

Osservatore privilegiato di quanto avviene in questa parte della provincia di Avellino è Pasquale Pallotta, direttore dell’emittente televisiva Retesei che quotidianamente, da 25 anni, opera sul territorio.

Direttore Pallotta, la Valle Caudina troppo spesso viene indicata come una zona controllata dalla criminalità organizzata. Soprattutto dopo l’estate del 2005 questa convinzione sembra aver trovato conforto, è d’accordo?

Dopo i duri colpi messi a segno nei confronti della criminalità organizzata a metà degli anni ’90, si pensava che la camorra fosse stata definitivamente sconfitta. Proprio nell’ultimo periodo, però, c’è stata una recrudescenza pericolosa del fenomeno e la Valle Caudina è tornata alla ribalta della cronaca nera.

Ritiene che la malavita sia pronta a riappropriarsi del territorio?

Questo non so dirlo, certo ci sono dei segnali inquietanti. Il territorio interessa alla criminalità che viene da fuori provincia per porre in essere i propri affari sporchi, anche se ritengo che gli episodi che ci sono stati nel mese di ottobre vadano ricondotti ad altre piste.

Quali?

Beh, la malavita organizzata non colpisce piccoli esercenti così come sta accadendo adesso, punta ad affari grossi. A mio modo di vedere in questo caso sono personaggi del posto che tentano di impossessarsi della gestione del malaffare locale.

Perché secondo lei la mala guarda con interesse alla Valle Caudina?

Perché siamo una zona di confine, non dimentichiamo che stiamo parlando di un’area che dista pochi chilometri da Avellino, Benevento e Caserta. Inoltre, se l’Irpinia non è mai stata un’isola felice per ciò che concerne l’occupazione, la Valle Caudina è la cenerentola. Non mi ricordo di interventi strutturali a favore dell’occupazione, la stessa area Asi non decolla ed ora, con le minacce della camorra gli imprenditori di fuori provincia non vengono certo ad investire in queste zone.

La politica ha le sue responsabilità per quanto accade dalle vostre parti?

La Valle Caudina ha sempre avuto poca attenzione da parte della politica locale. Poco o nulla è stato fatto per lo sviluppo anche perché gli amministratori locali non hanno mai capito che per far crescere tutta la zona è necessario fare fronte comune e non chiudersi all’interno del proprio orticello. Qui invece, gli enti non si parlano tra di loro, ognuno va avanti per la propria strada palesando divisioni che penalizzano l’intera Valle Caudina. Ultimamente ci sta provando la Comunità Montana del Partenio a far qualcosa, ma siamo ancora ad uno stato embrionale.

E i giovani?

Sono scoraggiati. La maggior parte va a studiare fuori e poi difficilmente ritorna, anche perché qui, a parte i figli dei professionisti, le occasioni di inserimento sono pressoché nulle. Sono pochi i casi di giovani che decidono di inventarsi il lavoro qui. La fuga dei giovani è testimoniata anche da una classe politica vecchia, con un’età media di quasi sessant’anni. Eppure qualche risorsa ci sarebbe.

Quale?

La montagna, ad esempio. Credo che rappresenti un bene primario che non viene affatto sfruttato. Eppure dei monti di queste zone ne parla Giustino Fortunato. Purtroppo, però, mai nessuno ha pensato alle risorse naturali come opportunità di sviluppo. Lo stesso Parco del Partenio da queste pareti viene visto come una limitazione e non come una possibilità di crescita.

Secondo lei la Valle Caudina potrebbe puntare sul turismo per trasmettere un’immagine di s?diversa da quella che oggi viene percepita?

Sicuramente, se ci fosse una politica del turismo. Anche da questo punto di vista la nostra zona è stata completamente dimenticata. L’Ept di Avellino qui è assente eppure non mancano le località da promuovere. Ci sono zone, come contrada Mafariello, che nei fine settimana è meta di turismo mordi e fuggi, per la bellezza del paesaggio, la bontà dei prodotti e le sue sorgenti di acqua. Ma ci si limita a questo che non porta molto lontano.

Il personaggio

Pasquale Pallotta è nato a Cervinara nel 1963. Sposato, padre di due figli, ha visto nascere l’emittente, fondata nel 1981 dal padre Domenico e che allora si chiamava Tele Cervinara. Giornalista pubblicista, dal 1993 è direttore responsabile di Retesei oltre a ricoprire il ruolo di corrispondente dalla Valle Caudina del quotidiano “Il Mattino”.

RETESEI

Retesei è nata il 4 agosto 1981 con il nome di Telecervinara, dall’intraprendenza dell’imprenditore cervinarese Domenico Pallotta nell’allora piccola sede di via Carlo Del Balzo, a Cervinara, con poche ore di trasmissioni giornaliere e con macchinari a dir poco pionieristici ed un’unica frequenza per irradiare la sola Valle Caudina.

Nel corso degli anni è andata sempre più crescendo sotto tutti i punti di vista. Già a metà degli anni ‘80 riusciva a irradiare il proprio segnale nelle città di Avellino e Benevento e nelle rispettive province. Nel 1986 l’editore Domenico Pallotta decise di cambiare il nome dell’emittente in Retesei, in quanto ormai era diventata un’emittente interprovinciale. Con il cambio di denominazione arrivò anche il trasferimento nella nuova sede, a pochi metri dalla sede storica. Il tutto permise di migliorare la programmazione e di raggiungere maggiori consensi.

 A pochi mesi dal nuovo millennio arriva anche la trasformazione societaria. Retesei diventa Pallotta Group s.r.l. con capitale sociale interamente versato e con al timone l’editore storico di Retesei, Domenico Pallotta.

Dopo circa 25 anni Retesei può essere considerata la più longeva emittente televisiva della penisola per quanto riguarda la proprietà. Attualmente con sei frequenze ed una ramificata rete di ripetitori dislocati in varie postazioni tra Avellino e Benevento e con tantissimi collaboratori.

Retesei è stata la prima emittente a trasmettere in diretta, sin dai primi istanti, la cronaca dell’alluvione che ha colpito il 16 dicembre 1999 la Valle Caudina.

Il TG 1 ha poi ritrasmesso in tutta Italia le immagini girate dagli operatori di Retesei.

 Con il trascorrere degli anni, Retesei, è diventata un punto di riferimento per quanto riguarda l’informazione. varie emittenti nazionali infatti si rivolgono anoi per quanto riguarda le immagini di quanto avviene ion porvincia di Avellino e Benevento.

Dal 25 aprile 2005, si è avuta una nuova svolta, con il trasferimento nei nuovi studi, con apparecchiature per la trasmissione in digitale.