Ciao Peppino...
di Antonio Aurigemma
Difficile dirgli addio. Soprattutto perché la sua morte improvvisa, all'alba di una primavera ritrovata, sembra una crudeltà impossibile del destino.
Peppino, per una di quelle splendide contraddizioni che ne facevano un irripetibile personaggio, pur essendo un intellettuale raffinato e poliedrico credeva nel destino: un retaggio di quella civiltà contadina che vuole la vita di ciascuno di noi gi?scritta in qualche libro celeste.
E non sono pochi, oggi, a credere che propria questo senso della fatalità che incombe l'abbia portato a rifiutare un tavolo operatorio aprendo la strada alla morte prematura.
Ed ?difficile dirgli addio, non solo per la stupefatta immediatezza della sua assenza, ma anche perché chi come me, visse, per qualche decennio, del suo stesso pane e dei suo stesso mestiere, imparando a testimoniare l'amicizia profonda in brani di quotidiana fraternità non sa dipanare il groviglio dei sentimenti e cogliere il nocciolo di una personalità tanto complessa.
Non ?retorica d'occasione affermare che Giuseppe Pisano (gli restituiamo la firma per esteso, vanità inconfessata della categoria, senza la confidenziale debolezza del diminutivo) fu un giornalista di razza.
Lo fu. Per la capacità di racconto. Per la chiarezza dei linguaggio, che mai fece pesare il bagaglio di una cultura profonda, di cui si avvertivano solo schegge improvvise in aggettivazioni illuminanti e rapide. Per il senso acuto della notizia, la narrazione distesa, la lucidità equilibrata del commento, l'ironia sottile che accompagnava le sue note di costume. Per l'onestà intellettuale che lo tenne sempre lontano dalle polemiche ad effetto, dalle risse provinciali, dal servaggio politico.
Si consentiva qualche smagliatura solo come cronista di calcio: visse il decennio d'oro della serie A, come un tifoso di gran classe. Forse perché quella grande avventura sportiva teneva unita la comunità senza spaccature faziose, senza polemiche preconcette in un sogno civile di piccola gloria comune. E questo era, per lui, un ideale di vita.
Ma Peppino fu anche altro. Politico equilibrato e mite, forte solo delle convinzioni vissute con fedeltà nessun carrierismo, nessun rampantismo. Segretario provinciale del partito dei cattolici democratici, consigliere provinciale e capo del gruppo, assolveva ai suoi doveri senza opportunistici calcoli di carriere che, infondo, non gli interessavano. Poeta, cultore della musica, pittore, acutissimo critico d'arte, visse queste esperienze senza la convulsione delle vocazioni diverse, ma con la distesa modestia di una milizia solitaria.
Ritrovò la solitudine fervida della creazione, quando riconquistò la sua Montefredane, la sua casa di campagna "tra i noccioleti polverosi con la camicia corrugata dal vento, sulle onde delle colline", come suggeriscono i suoi versi. L?viveva, pago del suo lavoro, ch'era leggere, vedere, sentire e poi tradurre in scrittura.
L?ritrovava il suo distacco dalle cose della viti, che gli permettevano i commenti sereni e severi scritti o detti su "Irpinia tv" con quella cadenza forte che avvicinava la gente e dava spessore e immediatezza al messaggio.
L?soprattutto ritrovava la patria della sua modestia, della riservatezza, dell'onestà intellettuale, della grande capacità di amicizia. In fondo la modestia resta la sua grande lezione di vita. Quella sua splendida trasandatezza ne era il segno fisico ma era anche la prova libera della sua convinzione che altri sono i valori da testimoniare. Anche per questo Peppino fu un giornalista di razza. Anche per questo invece di piangerlo, preferiamo non crederci.
Peppino Pisano, per gli amici Peppino, per i suoi allievi il professore. Giornalista di razza, Peppino ha diretto per lunghi anni la redazione avellinese de Il Mattino. Da un paio di anni in pensione, dirigeva la redazione dell'emittente televisiva Irpinia TV e collaborava con i quotidiani La Repubblica e La Gazzetta dello Sport. Ecco i ricordi di chi lo ha conosciuto bene. (L.S.)