Pierluigi Melillo

Intervista al direttore di Irpinia TV

di Boris Ambrosone

Lei è forse il più giovane direttore delle tv locali è un vantaggio o uno svantaggio?

Per certi aspetti potrebbe essere uno svantaggio. Ma non ci penso. Sono il tipo che punta tutto sul lavoro e la continuità. Ci sono tanti emergenti anche in altri settori e dunque non è certo questo un problema. Forse solo nella politica diventa difficile trovare dei coetanei in posti di responsabilità...

Lei ha già numerose esperienze rappresentative in vari media, carta stampata, radio, tv, alla fine ha scelto la tv, perché

Ci sono tanti motivi. Ma dietro questa scelta professionale c'è soprattutto una scelta di vita. Alla fine ho deciso di restare ad Avellino con la mia famiglia e quindi ho intensificato il mio rapporto con Irpinia tv lasciando perdere tutto il resto.

E’ solo una questione di prestigio considerando il ruolo di direttore?

No, il prestigio non mi interessa affatto. Anche se la tv ti dà tante soddisfazioni. Ma non è il ruolo che occupi in una emittente a darti il prestigio. Quello te lo danno i cittadini che ti fermano per strada e ti chiedono un tuo intervento. Essere punto di riferimento per la gente è forse la cosa più gratificante al di là dei gradi che si hanno su un posto di lavoro.

Quale ritiene sia il mass media più impegnativo?

Sono tutti impegnativi. Se fai il tuo lavoro con scrupolo e serietà devi applicarti a fondo. Il problema è che negli ultimi tempi in tutti i settori manca il tempo per l'approfondimento o l'inchiesta. Per i ritmi di lavoro comunque sicuramente la carta stampata crea delle maggiori difficoltà.

Ed il più soddisfacente dal punto di vista professionale?

Non faccio differenze. la tv è più immediata, ti dà un rapporto diretto con la gente che ti riconosce per strada. Il giornale ti dà un maggiore prestigio, specie sotto il profilo professionale e culturale. Ho avuto la fortuna di lavorare per le pagine nazionali de "Il Mattino" e ti assicuro che è stata una esperienza professionale che mi ha dato tanto. Ma poi tutto passa e ti rendi conto che nella vita contano altre cose.

Politica e sport sono i temi che lei tratta maggiormente, per i quali cura anche trasmissioni televisive. Che differenze di appeal sul pubblico hanno?

Ricordo che i vecchi maestri del giornalismo dicevano che in Irpinia si vive di politica e pallone. Ma è chiaro che c'è un maggiore ascolto per le trasmissioni di calcio, perché è un fenomeno più popolare. La politica, anche se appassiona molto nella nostra provincia, ha sempre un target più elitario.

Ritiene che per fare una buona informazione sportiva si debba per forza urlare in tv?

Diciamo che quando si urla il dibattito viene seguito con maggiore intensità dal tifoso. A me la tv urlata non piace, cerco sempre di mantenere un equilibrio nei dibattiti. E' pur vero che è sbagliato prendersi troppo sul serio quando si discute di quello che avviene in un campo di calcio, ossia per un gioco.

Che giudizio ha della politica e dei politici locali?

L'irpinia ha avuto la fortuna di essere stata sempre caratterizzata dalla presenza di politici locali di spessore che hanno animato un dibattito in provincia di altissimo livello. C'è però una grande colpa dei vecchi leader: non aver favorito un adeguato ricambio generazionale. Oggi ci ritroviamo con un personale politico di grande intelligenza ma da terza età. E il loro pensiero rischia di restare senza eredi.

Un giudizio sull’amministrazione comunale e provinciale attuali, anche su Galasso e De Simone.

Le due amministrazioni in carica sono quelle che ha voluto la gente a larga maggioranza. E questo è il primo dato che va considerato. Dare un giudizio sull'operato delle due giunte non è semplice, anche perché è trascorso solo un anno e mezzo dal loro insediamento. Mi pare che però rispetto al passato ci sia la voglia di dare una accelerazione all'attività dei due governi. Quello che non mi piace proprio è però il continuo ricorso alla politica degli annunci: si potrebbe realizzare una rubrica dal titolo: avevano detto, non hanno fatto.

Lei ha ricevuto l’eredità, anche se non immediata, di un grande giornalista, l’indimenticato Peppino Pisano. Ritiene sia stato un vantaggio o uno svantaggio?

Posso dire solo una cosa: è stata una grande fortuna aver potuto lavorare al fianco di un giornalista di sconfinata cultura e grandissima umanità come Pisano. Il vuoto che ha lasciato è stato incolmabile ma non può essere circoscritto solo ad Irpinia tv, bensì al mondo del giornalismo e più in generale della cultura. Ma aggiungerei anche della politica, perché Pisano sapeva fornire i consigli più opportuni anche ai politici avellinesi.

E’ vero secondo lei, che rispetto ad un decennio fa, anche i nomi di punta del giornalismo locale non sono più in grado di essere opinion leader?

Il giornalismo è cambiato. Non credo che ci sia una incapacità dei giornalisti a proporsi come opinionisti, ma sono i gusti del pubblico che richiedono figure nuove di giornalisti, che devono essere più votati alla denuncia piuttosto che al commento, ritenuto a volte - non sempre a ragione- troppo noioso e forse anche poco credibile.

E’ giusto attenersi alla descrizione dei fatti anche a livello locale, o sarebbe necessario, talvolta, offrire una chiave di lettura personale, un commento, un parere sull’attualità?

Sai bene che c'è una regola basilare del giornalismo: i fatti vanno distinti dalle opinioni,. Diciamo che a livello locale si sente maggiormente l'esigenza di un commento rispetto agli avvenimenti che si registrano, specie di carattere politico. Ma senza essere troppo invadenti.

Quale ritiene sia la problematica di più stringente attualità in Irpinia?

Credo che sia sempre la stessa: quella del lavoro che non c'è. E che quando c'è non è garantito. La cosa preoccupante è che la situazione peggiora sempre di più perché oggi alla disoccupazione si aggiunge anche la questione delle nuove povertà che ha assunto nella nostra città dimensioni gravi e allarmanti.

Itv e Campania Uno si avviano alla prova del digitale, come cambia la professione alla luce delle nuova tecnologie?

Mi considero un giornalista della vecchia guardia, passato dalla Olivetti 32 al computer senza problemi. Il mestiere non cambia per le nuove tecnologie, piuttosto rischia di cambiare per condizioni di altra natura, provocate dalla scarsa imprenditorialità degli editori locali.

Come giudica il rapporto editori-giornalisti in Irpinia?

Non mi va di parlare degli altri, preferisco raccontare la mia esperienza. Mi limito, senza andare troppo indietro nel tempo, al rapporto con la famiglia Giordano di Irpinia tv. C'è stima e fiducia, credo ricambiata altrimenti non sarei ancora qui.

E’ meglio essere una “X” in una grande struttura o un nome di primo piano nella realtà locale?

Non chiederlo a me che ho rinunciato da tempo ad essere una X fuori da Avellino. Ma non certo per essere uno che conta qui. No, nella mia scelta ha influito solo la mia famiglia, mia moglie e le mie due splendide figlie: per loro sono davvero qualcuno che conta e loro sono tutto per me. Il resto mi interessa fino ad un certo punto.

Ritiene che l’informazione locale sia libera da compromessi, pressioni?

Bella domanda. A primo acchito direi di no. Le pressioni ti arrivano sempre e comunque. Per quanto mi riguarda sono il tipo che sul piano professionale non ha mai accettato compromessi. Non sono mai andato nelle segreterie dei politici a fare la fila. Purtroppo, nella nostra realtà molti sono stati costretti, spero solo per necessità, a farlo. Da questo punto di vista, almeno per ora, mi ritengo un fortunato. E di questo devo ringraziare il mio editore che dieci anni fa mi ha dato fiducia senza condizioni.

Se potesse tornare indietro, lavorativamente parlando, rifarebbe tutto ciò che ha fatto? Ha rimpianti?

I rimpianti fanno parte della vita. Oggi se guardo alla mia famiglia ti dico che ho fatto la scelta migliore dal punto di vista personale e umano. Sotto il profilo professionale avrei dovuto seguire un percorso diverso ma non me ne pento affatto. Essere rimasto qui, nella mia città, mi riempie di orgoglio, anche se ad Avellino c'è l'abitudine gretta e provinciale di non apprezzare mai gli avellinesi.

Lei che è il più giovane dei giornalisti per così dire “esperti” che consiglio si sente di dare ai giovani che intraprendono la carriera?

Guarda, i giovani di oggi non hanno bisogno di consigli. Sanno già cosa hanno in mente. Dico solo che chi ha voglia di iniziare questo lavoro deve rendersi conto che la strada è lunga e difficile ed è fatta, specie all'inizio di tanta gavetta e sacrifici. Per questo ci vuole alla base davvero una grande passione. I riconoscimenti morali e professionali si riescono a raggiungere subito, per tutto il resto bisogna saper aspettare il momento giusto.

Il personaggio

Pierluigi Melillo, ha conseguito la maturità classica, spinto al giornalismo dalla passione del padre Pellegrino, morto prematuramente. A 18 anni le prime collaborazione su "Il Corriere dell'Irpinia", poi subito la corrispondenza da Avellino per "Paese Sera" per raccontare le partite dell'Avellino in A. Giornalista pubblicista dal 1985, professionista dal 1993. Oggi è Corrispondente de "La Repubblica", dirige il telegiornale di Irpinia tv e cura l'informazione per Radio Magic. Ha lavorato con il Giornale di Napoli, Il Roma e Il Mattino. Prima di approdare a Irpinia tv aveva diretto Spert tv a Grottaminarda e collaborato con Telenostra.