di Boris Ambrosone
Negli ultimi mesi, le speranze che si intravedevano per il futuro
dell’Irpinia, sono improvvisamente crollate. Quale è la sua valutazione?
Io penso che la situazione non sia migliorata per niente per diverse
ragioni contingenti e locali. L’economia vive un momento di difficoltà,
anche per le scelte del Governo centrale. Credo che la situazione sia
più pesante rispetto ad un anno fa. C’è ancora la possibilità di
rilanciare lo sviluppo della provincia di Avellino, ma occorre
valorizzare la posizione strategica dell’Irpinia nell’ambito della
Campania, valorizzando la vocazione produttiva e dei servizi. E’
necessario, inoltre, che l’assetto strategico dell’Irpinia venga pensato
in tal modo da tutti. Il futuro potrebbe essere migliore se tutti
ragionano su questa lunghezza d’onda.
Si parla ancora di ricostruzione post-terremoto, ritiene che sia
ancora attuale?
Il terremoto è finito. Abbiamo intere generazioni di giovani irpini che
non l'hanno conosciuto, che non ne hanno cognizione. E’ utile ragionare
su quello che ha significato il dopo terremoto, correggere errori e
stabilire indirizzi più chiari. Nel dopo terremoto, qualsiasi azienda
che veniva ad impiantarsi in Irpinia era ben accolta, al di là di quello
che produceva. Allora vi era un dramma un bisogno impellente di
rinascita che non giustifico ma comprendo. Oggi si deve fare quello che
non si fece allora. Creare una imprenditorialità di qualità, non
contenitori vuoti di produzione. Nel dopo-terremoto non ci fu alcuna
sinergia, nessuna idea sistemica. L’ente Provincia deve farsi carica di
questa esigenza, svolgendo un ruolo preminente mentre alla Regione va il
compito di svolgere un’attenta programmazione, senza considerare
l’Irpinia il fratello povero della Regione.
Politica ed amministrazione camminano di pari passo?
Credo che ci sia un difetto di fondo. La politica per anni, in Irpinia,
è stata solo politicismo, senza sciogliere i nodi veri. Il ragionamento
politico della classe dirigente si è limitato a valorizzare la presenza
dei singoli come immagine personale, ma non ha inciso sul territorio per
come era necessario. La politica, i partiti sono soggetti che
democraticamente possono dare indicazioni e riferimenti, l’autonomia
dell’istituzione si sostanzia nella gestione. Si rischia di commettere
nuovamente lo stesso errore, con la politica che invece di snellire
l’amministrazione la imbriglia con la burocrazia. Credo che in Irpinia
esiste ancora una gestione privatistica degli enti che finisce per
ingessarne le attività amministrative.
Come si inserisce l’imprenditoria in questo contesto?
Ribadisco che è necessario costruire sistemi. Abbiamo ancora tempo fino
al 2013 per sfruttare i finanziamenti comunitari, prima di uscire
dall’obiettivo 1. E’ un’occasione imperdibile per fare sistema. Su
questo territorio l’imprenditoria può esprimersi su livelli differenti.
Non credo a chi pensa che l’Irpinia debba fare a meno delle industrie.
La realtà industriale va mantenuta, rafforzata, ampliata ma ci sono da
costruire anche altri fattori di produzione di ricchezza. Abbiamo un
turismo mordi e fuggi. Non c’è stanzialità nel territorio. Abbiamo
produzioni tipiche di eccellenza, ma non si costruisce un’azione che
faccia superare logica dell’individualismo. Se contiamo di fare la
guerra ai mercati orientali con la quantità siamo costretti a
soccombere. Gli prenditori devono rifuggire la strada breve, abbattendo
i costi del lavoro, che comunque nell’Est rimarrebbero inarrivabili. Ci
vuole una classe imprenditoriale all’altezza dei tempi capace di fornire
innovazione di prodotto, ricerca, capace di cimentarsi con il rischio
d’impresa. Per fare questo è necessario un dimensionamento diverso delle
imprese. Non vale più la regola piccolo è bello per alcuni settori che
necessitano di ricerca e formazione, elementi costosi per le piccole
imprese.
Intanto riprende l’emigrazione di giovani lavoratori e professionisti
ad alta specializzazione. Come si blocca questa emorragia di cervelli e
manodopera?
Ciò è dovuto ad una difficoltà complessiva dell’imprenditoria irpina che
determinano processi migratori di culture, intelligenze e competenze.
Ogni anno vanno via migliaia di giovani, facendo un piacere al Nord. Le
famiglie si sobbarcano in Irpinia il costo del trasferimento, dei
consumi che vengono effettuati altrove e contestualmente il Nord
beneficia di competenze dei nostri giovani. Ritengo che il problema sia
sempre dovuto al mancato investimento in ricerca ed innovazione dei
profitti che comunque gli imprenditori hanno.
Centenario della nascita della Cgil, che valore ha per il sindacato ?
I compiti del sindacato sono cambiati senza dimenticarne la storia e
l’esperienza. 30 anni fa i lavoratori avevano la necessità di vedere
tutelati i loro diritti sul posto di lavoro. Oggi i lavoratori chiedono
assistenza di ogni tipo, da quella fiscale a quella previdenziale. Non
dimentichiamo le battaglie storiche, ricordo quella sulla scala mobile,
sui contratti sulla sicurezza. Oggi il lavoratore deve fare i conti con
una serie di problematiche, dalla pensione, all’ici, al 730. Cresce il
lavoro precario, il sommerso, nuove tipologie di lavoro.
A febbraio congresso regionale CGIL per la prima volta in Irpinia, un traguardo importante per la Camera del Lavoro di Avellino ?
La Cgil regionale sceglie le aree interne come pezzo del
territorio che non è secondario, residuale. Questo significa costruire
un percorso di visione regionale. Inoltre, la decisione rappresenta un
riconoscimento per questa che viene considerata una realtà dinamica, un
riconoscimento alla camera del lavoro di Avellino, per quanto ha
prodotto e quello che riuscirà a costruire. Scegliere l’Irpinia aiuta
questa camera del lavoro e offre al corpo degli iscritti un ancoraggio
politico più saldo e più forte, scegliere l’Irpinia è una scommessa
anche per la Cgil di tutta la Campania.
Ruggero Cutillo è il segretario provinciale della Cgil di Avellino. 54 anni, una vita spesa tra partito e sindacato. Nell’85 inizia la carriera nell’organizzazione della Cgil, nella categoria degli edili. Successivamente viene designato segretario provinciale della Cgil di Caserta, per poi approdare alla segreteria regionale. Prima dell’85, Cutillo è stato segretario provinciale della Fgci (Federazione Giovani Comunisti Italiani) e dirigente regionale del Partito Comunista Italiano. Dal 2001 è il numero uno della Cgil di Avellino.