Ruggero Cutillo

Intervista al segretario della CGIL di Avellino

di Boris Ambrosone

Negli ultimi mesi, le speranze che si intravedevano per il futuro dell’Irpinia, sono improvvisamente crollate. Quale è la sua valutazione?

Io penso che la situazione non sia migliorata per niente per diverse ragioni contingenti e locali. L’economia vive un momento di difficoltà, anche per le scelte del Governo centrale. Credo che la situazione sia più pesante rispetto ad un anno fa. C’è ancora la possibilità di rilanciare lo sviluppo della provincia di Avellino, ma occorre valorizzare la posizione strategica dell’Irpinia nell’ambito della Campania, valorizzando la vocazione produttiva e dei servizi. E’ necessario, inoltre, che l’assetto strategico dell’Irpinia venga pensato in tal modo da tutti. Il futuro potrebbe essere migliore se tutti ragionano su questa lunghezza d’onda.

Si parla ancora di ricostruzione post-terremoto, ritiene che sia ancora attuale?

Il terremoto è finito. Abbiamo intere generazioni di giovani irpini che non l'hanno conosciuto, che non ne hanno cognizione. E’ utile ragionare su quello che ha significato il dopo terremoto, correggere errori e stabilire indirizzi più chiari. Nel dopo terremoto, qualsiasi azienda che veniva ad impiantarsi in Irpinia era ben accolta, al di là di quello che produceva. Allora vi era un dramma un bisogno impellente di rinascita che non giustifico ma comprendo. Oggi si deve fare quello che non si fece allora. Creare una imprenditorialità di qualità, non contenitori vuoti di produzione. Nel dopo-terremoto non ci fu alcuna sinergia, nessuna idea sistemica. L’ente Provincia deve farsi carica di questa esigenza, svolgendo un ruolo preminente mentre alla Regione va il compito di svolgere un’attenta programmazione, senza considerare l’Irpinia il fratello povero della Regione.

Politica ed amministrazione camminano di pari passo?

Credo che ci sia un difetto di fondo. La politica per anni, in Irpinia, è stata solo politicismo, senza sciogliere i nodi veri. Il ragionamento politico della classe dirigente si è limitato a valorizzare la presenza dei singoli come immagine personale, ma non ha inciso sul territorio per come era necessario. La politica, i partiti sono soggetti che democraticamente possono dare indicazioni e riferimenti, l’autonomia dell’istituzione si sostanzia nella gestione. Si rischia di commettere nuovamente lo stesso errore, con la politica che invece di snellire l’amministrazione la imbriglia con la burocrazia. Credo che in Irpinia esiste ancora una gestione privatistica degli enti che finisce per ingessarne le attività amministrative.

Come si inserisce l’imprenditoria in questo contesto?

Ribadisco che è necessario costruire sistemi. Abbiamo ancora tempo fino al 2013 per sfruttare i finanziamenti comunitari, prima di uscire dall’obiettivo 1. E’ un’occasione imperdibile per fare sistema. Su questo territorio l’imprenditoria può esprimersi su livelli differenti. Non credo a chi pensa che l’Irpinia debba fare a meno delle industrie. La realtà industriale va mantenuta, rafforzata, ampliata ma ci sono da costruire anche altri fattori di produzione di ricchezza. Abbiamo un turismo mordi e fuggi. Non c’è stanzialità nel territorio. Abbiamo produzioni tipiche di eccellenza, ma non si costruisce un’azione che faccia superare logica dell’individualismo. Se contiamo di fare la guerra ai mercati orientali con la quantità siamo costretti a soccombere. Gli prenditori devono rifuggire la strada breve, abbattendo i costi del lavoro, che comunque nell’Est rimarrebbero inarrivabili. Ci vuole una classe imprenditoriale all’altezza dei tempi capace di fornire innovazione di prodotto, ricerca, capace di cimentarsi con il rischio d’impresa. Per fare questo è necessario un dimensionamento diverso delle imprese. Non vale più la regola piccolo è bello per alcuni settori che necessitano di ricerca e formazione, elementi costosi per le piccole imprese.

Intanto riprende l’emigrazione di giovani lavoratori e professionisti ad alta specializzazione. Come si blocca questa emorragia di cervelli e manodopera?

Ciò è dovuto ad una difficoltà complessiva dell’imprenditoria irpina che determinano processi migratori di culture, intelligenze e competenze. Ogni anno vanno via migliaia di giovani, facendo un piacere al Nord. Le famiglie si sobbarcano in Irpinia il costo del trasferimento, dei consumi che vengono effettuati altrove e contestualmente il Nord beneficia di competenze dei nostri giovani. Ritengo che il problema sia sempre dovuto al mancato investimento in ricerca ed innovazione dei profitti che comunque gli imprenditori hanno.

Centenario della nascita della Cgil, che valore ha per il sindacato ?

I compiti del sindacato sono cambiati senza dimenticarne la storia e l’esperienza. 30 anni fa i lavoratori avevano la necessità di vedere tutelati i loro diritti sul posto di lavoro. Oggi i lavoratori chiedono assistenza di ogni tipo, da quella fiscale a quella previdenziale. Non dimentichiamo le battaglie storiche, ricordo quella sulla scala mobile, sui contratti sulla sicurezza. Oggi il lavoratore deve fare i conti con una serie di problematiche, dalla pensione, all’ici, al 730. Cresce il lavoro precario, il sommerso, nuove tipologie di lavoro.

A febbraio congresso regionale CGIL per la prima volta in Irpinia, un traguardo importante per la Camera del Lavoro di Avellino ?

La Cgil regionale sceglie le aree interne come pezzo del territorio che non è secondario, residuale. Questo significa costruire un percorso di visione regionale. Inoltre, la decisione rappresenta un riconoscimento per questa che viene considerata una realtà dinamica, un riconoscimento alla camera del lavoro di Avellino, per quanto ha prodotto e quello che riuscirà a costruire. Scegliere l’Irpinia aiuta questa camera del lavoro e offre al corpo degli iscritti un ancoraggio politico più saldo e più forte, scegliere l’Irpinia è una scommessa anche per la Cgil di tutta la Campania.

Il personaggio

Ruggero Cutillo è il segretario provinciale della Cgil di Avellino. 54 anni, una vita spesa tra partito e sindacato. Nell’85 inizia la carriera nell’organizzazione della Cgil, nella categoria degli edili. Successivamente viene designato segretario provinciale della Cgil di Caserta, per poi approdare alla segreteria regionale. Prima dell’85, Cutillo è stato segretario provinciale della Fgci (Federazione Giovani Comunisti Italiani) e dirigente regionale del Partito Comunista Italiano. Dal 2001 è il numero uno della Cgil di Avellino.