Sabino Giordano

Intervista all'editore di Irpinia TV

di Boris Ambrosone

Lei è uno dei pochi editori puri irpini, ritiene che ciò sia un vantaggio o uno svantaggio?

Senza dubbio uno svantaggio. La presenza di editori spuri condizionano il settore che finisce per risentire dell'intromissione di altre attività, anche l'immissione di risorse economiche che non provengono direttamente dal settore editoriale condizionano il mercato delle telecomunicazioni locali. L'editore puro rischia di più, deve fare i conti con quello che guadagna dalla sua attività principale.

Prima del digitale terrestre e del satellitare, quale ritiene sia stata la svolta più significativa che ha avuto ripercussioni anche sulla tv locale?

Sicuramente l'avvento della tv commerciale che ha determinato una forte concorrenza e la cosiddetta dittatura dell'Auditel, l'ingombrante assillo dei dati di ascolto tutto a discapito della qualità. Anche le tv locali hanno dovuto assecondare la crescente domanda di intrattenimento leggero. La tv commerciale ha dato grosse opportunità alle aziende di investire in pubblicità, ma occorre trovare il giusto equilibrio. Non dimentichiamo che i mezzi di informazione di massa hanno anche una responsabilità, e forse nella dimensione locale questo aspetto è ancora più evidente.

A proposito di responsabilità, lei ha deciso di non mandare in onda programmi per adulti nelle ore notturne, nonostante fruttino bei quattrini, perché

E' una scelta che perseguiamo da sempre. L'emittenza locale deve fare i conti con un handicap, la credibilità. E' più difficile essere credibili e occorre lavorare solo sulla serietà della proposta televisiva.

Può bastare non mandare in onda porno e messaggi a sfondo sessuale?

Non basta, anche perché si rischia che il programma mandato in onda finisce per perdersi tra un sedere o un seno delle altre televisioni locali, ma la nostra è una scelta di tipo strategico. Lo spettatore e l'inserzionista devono sapere che hanno a che fare con persone serie. Nell'informazione locale c'è un rapporto con i telespettatori, per così dire diretto, per strada ti identificano con il marchio della tv. Li conosci uno per uno. Non credo che si lavori soltanto per guadagnare, ma in ogni caso non ne faccio una battaglia morale o moralista. Dico che ora, strategicamente, riteniamo utile mantenere questa posizione, non dico affatto che siamo "duri e puri".

Come giudica l’attività amministrativa svolta al Comune di Avellino?

Mi sembra che il sindaco Galasso e la sua giunta scontino una eccessiva rissosità dei partiti, che costringono, per ora ad un sostanziale immobilismo l’amministrazione del comune capoluogo. La sensazione è che fino ad ora non abbiano prodotto molto per la città.

E che giudizio ha del primo cittadino di Avellino?

Ha dimostrato di essere un buon mediatore, ma anche scarso piglio decisionista. Credo che il sindaco debba rivendicare la giusta autonomia ed il giusto ruolo che gli elettori gli hanno assegnato, ma al momento è ancora condizionato dalla logica dei gruppi e dei partiti.

E cosa pensa dell’amministrazione provinciale?

Probabilmente stanno attuando quanto aveva programmato la giunta Maselli. La presidente De Simone ha dimostrato le sue capacità, ma anche a Palazzo Caracciolo si respira aria da “primato dei partiti”, rispetto alla precedente esperienza che aveva visto l’affermazione della stagione dei sindaci e dei presidenti di provincia.

La tv locale, anche la sua, si limita a produrre i telegiornali e qualche trasmissione, politica, sportiva o di intrattenimento, poi pubblicità. E' tanto difficile garantire la produzione nella piccola dimensione?

La produzione è difficile da garantire ed al momento costosa. Credo che l'avvento della tecnologia digitale possa darci una mano in quanto con investimenti minimi è possibile produrre di più. Nella dimensione locale occorre confezionare prodotti alla portata di tutti e diventa importante l'aspetto creativo, il contenuto. Noi ci stiamo attrezzando per questo.

Con il digitale terrestre?

Si. Stiamo scommettendo sul nuovo paradigma

La proliferazione di canali, però, potrebbe crearvi ulteriori problemi di riempimento degli spazi, delle fasce orarie, dei palinsesti, non crede?

E' l'unico rischio, quello della saturazione. Ma è anche un'opportunità importante che ci consentirà di abbassare i costi di produzione. La tv locale corre meno il rischio marmellata. Faccio un esempio. Le tv regionali si troveranno a dover competere in un mercato molto ampio, anche sull'informazione. Per fare concorrenza a noi sulla informazione locale, le tv regionali avranno qualche problema. Rimane da superare il momento congiunturale, che ci restituisce un panorama economico con crescita pari a zero ed investimenti pubblicitari nulli. Gli inserzionisti sono sempre gli stessi, purtroppo. Comunque noi ci stiamo attrezzando per essere pronti al cambiamento facendo una sperimentazione vera, con il passaggio di dati attraverso il digitale terrestre. Vogliamo renderci conto di cosa possiamo fare, anche se con questa situazione nel settore pubblicitario non abbiamo grandi margini di crescita.

Ma l'impiego del digitale per le locali in che modo si sostanzierà?

Immagino alla tv a servizio di enti e cittadini. La possibilità di dare un canale di comunicazione alle istituzioni di seguire le loro attività in maniera costante.

Resta sempre l'informazione il campo privilegiato della tv locale, c'è sufficiente autonomia dei giornalisti dagli editori?

Più che sufficiente, sia per quanto riguarda gli imprenditori puri che quelli spuri. Ognuno fa quel che vuole. Mi chiedo, invece, se i giornalisti abbiano sufficiente autonomia rispetto ad altre influenze, la politica per esempio. Credo che se ci sono distorsioni nell'informazioni, queste non derivano dagli editori.

Però si investe poco sui giornalisti, non crede, almeno sui giovani?

E' più semplice investire sulle infrastrutture, sulla tecnologia, anche nel locale si può avere il meglio. E' chiaro che un'azienda seria dovrebbe investire in entrambe le direzioni ed in uguale misura, ma sulla questione del materiale umano scontiamo il ritardo dovuto al fatto di operare in provincia.

E' un'accusa grave. Ritiene che per i giovani giornalisti siano impreparati in provincia?

Dico che c'è tanta superficialità. Pochi capiscono le potenzialità del settore. Quella del giornalismo è una professione che richiederebbe alti livelli di approfondimento. Per esempio, sulla sanità campana ci sarebbero da scrivere cento volumi e fare mille servizi televisivi, ma ci sono le competenze per approfondire l'argomento e l'autonomia per non farsi strumentalizzare? E' necessario che i giovani giornalisti facciano un salto di qualità, ma mi chiedo dove sono questo genere di giornalisti.

E se il problema fosse la necessità comunque di guadagnare rispetto a tempi di produzione che ormai non consentono l'approfondimento, lo studio? Per i giovani giornalisti non c'è la garanzia dello stipendio fisso, non crede sia anche questo il motivo?

Si, anche questo è vero.

Il personaggio

Sabino Giordano irpino doc, è l'editore di Irpinia Tv e Campania 1. Ha 41 anni ed a soli 21 anni divenne socio di Telequasar, (ex Tele Lodo) emittente irpina scomparsa molti anni fa. Nel 1987 a soli 23 anni, fondò Irpinia Tv. Nel 2000, diede vita a Campania 1. Sabino Giordano rappresenta uno dei pochi editori cosiddetti puri del panorama dell'informazione Irpina.